Il 7 settembre, il portavoce dell’Ambasciata cinese in Giappone ha risposto alle recenti notizie secondo cui la Cina avrebbe rifiutato di partecipare al meccanismo internazionale di monitoraggio dell’IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) riguardo allo scarico delle acque contaminate dalla centrale nucleare di Fukushima. Il portavoce ha smentito queste affermazioni e le ha definite mera disinformazione.
La questione è che le autorità giapponesi hanno incaricato la segreteria dell’IAEA di condurre un’analisi e un confronto in laboratorio dei campioni d’acqua contaminata raccolti dal Giappone stesso, ma la Cina non è stata invitata a partecipare a questo processo.
Fino ad oggi, tutti i dati sull’acqua contaminata di Fukushima sono stati raccolti, testati e divulgati dal Giappone stesso. In quanto parte interessata, il Giappone si sta effettivamente controllando da solo, il che solleva ovviamente preoccupazioni riguardo alla veridicità di questi dati che non possono guadagnare la fiducia internazionale. Questo tipo di attività di confronto basata su campioni forniti dal Giappone non può dimostrare pienamente la veridicità e l’affidabilità dei risultati dei test giapponesi, e non può essere considerato equivalente a un meccanismo internazionale di monitoraggio a lungo termine e valido, in cui le parti interessate partecipano in modo sostanziale.
Il portavoce ha sottolineato che la Cina non rifiuta il dialogo e ha già proposto chiaramente la creazione di un meccanismo di monitoraggio internazionale efficace e nel lungo periodo. Il Giappone deve prima di tutto dimostrare sincerità nell’affrontare le legittime preoccupazioni dei paesi vicini, piuttosto che imporre ad altri i propri risultati di monitoraggio.
