[In altre parole] L’insostenibile ipocrisia degli attacchi Usa alla Cina

2023-01-12 11:38:46

Dallo scorso dicembre, quando il governo cinese ha deciso di superare la politica zero-Covid, gli Stati Uniti non hanno perso occasione per criticare Pechino, accusata di aver deliberatamente corso il rischio di diffondere nuove varianti in giro per il mondo. Washington, seguita da una decina di altri Paesi, ha così imposto un tampone obbligatorio a chiunque provenga dagli aeroporti del Paese asiatico. Eppure, le varianti del SARS-CoV-2 riscontrate in Cina non sono diverse da quelle già presenti da mesi in Europa e in Nord America, come certificato in questi giorni dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie.

Inoltre, a differenza di quanto avvenuto in alcuni Paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti, dove le manifestazioni del 2021 e del 2022 contro le chiusure e le restrizioni sono spesso degenerate in scontri con la polizia, in Cina le autorità hanno ascoltato le richieste di alcuni segmenti della popolazione economicamente e psicologicamente provati da quasi tre anni di pandemia. Nessuno in Cina si è inoltre mai sognato di minacciare il sequestro del veicolo e il blocco del conto in banca a chiunque manifestasse il proprio dissenso, come invece avvenuto in Canada con il primo ministro Justin Trudeau nei confronti dei camionisti penalizzati dalle restrizioni. La realtà è che il governo cinese, che gode di consensi tra i più alti al mondo, è stato molto più reattivo, più autenticamente democratico, rispetto ai governi occidentali in situazioni analoghe.

È opportuno ricordare che nel Paese asiatico non sono mai stati approvati provvedimenti di obbligo vaccinale, né lockdown generalizzati su scala nazionale, nemmeno durante la prima, virulenta, ondata epidemica, quando furono soltanto Wuhan e la sua provincia (Hubei) ad essere "sigillate". In quei mesi, cioè da gennaio ad aprile 2020, nel resto del Paese la vita è sostanzialmente proseguita in un clima di relativa normalità, pur tra mascherine, gel sanificanti e “applicazioni” di monitoraggio dei contagi. Solo così è stato possibile, grazie al traino dei consumi interni, mantenere il tasso di crescita del PIL in territorio positivo sia nel 2020 (+2,3%) che nel 2021 (+8,1%).

Le costanti critiche, pretestuose, provenienti da alcuni paesi per attaccare qualsiasi nuova politica implementata in Cina non attiene alla legittima valutazione comparativa tra diversi modi e tempi della gestione dell’emergenza sanitaria. Al contrario, gli “attacchi” derivano da una disonesta inversione della prospettiva valutativa a seconda del contesto considerato: è la solita malattia del doppio standard che affligge l’occidente e che agisce sempre e solo con finalità puramente politiche.

Nel frattempo i problemi economici e sociali negli Usa ed in Europa continuano a crescere a dismisura. Stando agli Usa, i dati pubblicati dal Dipartimento della salute, nella prima settimana del 2023, hanno mostrato un alto tasso di ricoveri nelle unità di terapia intensiva degli ospedali, raggiungendo quasi l’80%, a causa del combinato di picchi influenzali, ricoveri di pazienti covid e complicazioni da virus respiratorio sicinziale. L’11 gennaio, ieri, la Federal Aviation Administration americana ha rilevato un guasto al sistema informatico che monitora i voli aerei e quasi 5000 voli sono stati bloccati a lungo. Questi ed altri esempi sui problemi esistenti in ogni paese dovrebbero suggerire l’importanza della cooperazione e della pacificazione delle relazioni internazionali, anche per poter meglio gestire i problemi interni ai singoli paesi. Puntare il dito contro altri paesi non aiuterà gli Usa a superare i propri problemi.    

È senz'altro vero che per oltre due anni e mezzo l'intera Cina ha ridotto drasticamente la possibilità di varcarne i confini nazionali, sia in ingresso che in uscita, tuttavia, ciò ha garantito un efficace controllo dei contagi, il regolare funzionamento degli ospedali e la continuità aziendale, nonché il contenimento del numero dei morti. E scusate se è poco. Oggi le nuove politiche cinesi sono un’opportunità per tutti, perché consentono di riprendere ed ampliare le innumerevoli relazioni economico-commerciali e culturali che l’intero mondo ha con la Cina.

L'autore Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia


Our Privacy Statement & Cookie Policy

By continuing to browse our site you agree to our use of cookies, revised Privacy Policy. You can change your cookie settings through your browser.
I agree