La mia terza visita nel Xinjiang
  2012-11-21 14:30:13  cri

Nel Xinjiang, grazie alle più moderne tecnologie di coltivazione ad irrigazione controllata, nei deserti crescono alberi, piante, fiori e verdure su delle estensioni sempre maggiori, il che offre delle notevoli possibilità di occupazione ai giovani e permette una vita migliore ai locali.

Adesso molti giovani vanno in Xinjiang per lavorare. Per fare un esempio, nella sede dell'amministrazione della zona di sviluppo di Urumqi, il capoluogo della regione autonoma del Xinjiang-Uygur, il cui personale è di etnia Han, Uygur, Hui, ecc., ho conosciuto un giovane laureato in informatica al Politecnico Qinghua di Beijing, nativo della provincia orientale dello Shandong, venuto qui a lavorare. I responsabili della zona di sviluppo infatti ogni anno visitano le migliori università tecniche della Cina (Qinghua a Beijing, Jiaotong a Shanghai, ecc.) per cercare dei laureati promettenti, con degli ottimi risultati.

Molti giovani cinesi vedono le ottime prospettive di carriera offerte dall'ovest del Paese, e si spostano volentieri, visto che adesso con il trasporto aereo e con le moderne tecnologie informatiche è facilissimo mantenere i contatti con genitori e amici e tenersi aggiornati sui progressi della scienza e tecnologia.

Fino ad una ventina d'anni fa invece il Xinjiang era ancora una zona remota, abitata, oltre che dalle etnie locali, da militari smobilitati e dalle loro famiglie, raggruppati nel sistema tradizionale delle Brigate di Produzione e Costruzione, risalente all'epoca imperiale.

Un tempo si trattava di colonie di militari di etnia Han, di servizio nella lontana regione, che per mantenersi coltivavano la terra e producevano da sé olio, aceto e il necessario per la vita. Dopo il 1949, queste colonie si sono trasformate in grandi città sviluppate, fra cui spicca Shihezi, situata circa 200 km a nord-ovest di Urumqi, che ha sviluppato in modo spettacolare una serie di industrie.

Oltre al contributo delle etnie locali, lo sviluppo del Xinjiang si deve anche a questi nuclei di militari-contadini, provenienti da tutta la Cina. Visitando la zona di sviluppo di Urumqi, ho riflettuto sugli enormi cambiamenti avvenuti nel Xinjiang, dalle "bingtuan" alle zone di sviluppo rivolte all'estero, un segno dei grandi progressi avvenuti nel corso del tempo.

Adesso visiteremo insieme la Zona di sviluppo economico e tecnologico di Toutunhe, di Urumqi, che ospita progetti delle maggiori imprese e gruppi statali cinesi. Nella zona spicca un modernissimo Parco del Software, il cui responsabile ci ha detto:

"Il parco del software occupa una superficie di 300 mu (23 ettari) e ha richiesto 150 milioni di RMB di investimenti. Adesso vedete in costruzione due torri ovali di acciaio e vetro. Il parco intende sviluppare software per la regione del Xinjiang e anche in lingua araba e nelle lingue delle vicine repubbliche di Kazakistan, Tajikistan e Turkmenistan, in modo da servire il mercato nascente dell'Asia centrale".

Non lontano dal Parco del Software, la Volkswagen di Shanghai sta costruendo una fabbrica di auto per i mercati locale e dell'Asia centrale, che darà lavoro a un migliaio di persone.

Non è finito! Sempre nella zona di sviluppo, la Goldwind, che produce impianti eolici con tecnologia tedesca perché ha acquistato il 70% di azioni di un'impresa tedesca, assembla i pezzi provenienti da altre fabbriche Goldwind situate in tutta la Cina. La produzione è rivolta soprattutto all'esportazione.

Dai responsabili della fabbrica, ho capito che l'immissione in rete dell'elettricità prodotta è costosa, e il ritorno economico avviene solo dopo 7-8 anni. In ogni caso, i deserti del Xinjiang sono ideali per creare delle centrali eoliche. Accanto a Urumqi, per esempio, ne ho vista una di grandi dimensioni.


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