Influenzata dal forte terremoto e maremoto verificatosi l'11 marzo, la centrale nucleare di Fukushima n.1 ha subìto danni ingenti ed è a rischio continuo, per cui la comunità internazionale presta molta attenzione alla fuoriuscita radioattiva.
Il 16 marzo il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha avuto un colloquio telefonico con il premier giapponese Naoto Kan, esprimendo le preoccupazioni per la situazione della centrale nucleare di Fukushima e ribadendo che le Nazioni Unite sono pronte ad offrire al Giappone gli ulteriori aiuti necessari.
Lo stesso giorno, il direttore generale dell'AIEA Yukio Amano ha affermato che visiterà quanto prima il Giappone per valutare la situazione della centrale nucleare danneggiata con la parte giapponese.
Anche l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che non c'è nessuna prova che dimostra la diffusione delle rediazioni nucleari forti nei paesi del mondo.
Per cui, l'Ue ha proposto ai paesi membri di verificare il livello radioattivo degli alimentari e foraggio importati dal Giappone. Gli Usa stanno seguendo da vicino i processi della crisi nucleare. Oltre gli aiuti già forniti il 16, la Cina ha deciso di fornire nuovamente un'assistenza gratuita d'emergenza di 10mila tonnellate di gasolio e 10mila tonnellate di nafta.
Il 16 marzo, il vice direttore generale delle Autorità francese per la sicurezza nucleare Olivier Gupta ha rilevato che non è stato considerato il rischio di liquefazione del core del reattore nel disegno della centrale nucleare di Fukushima costruita negli anni Sessanta del scorso secolo.
Il ministero degli Esteri tedesco ha elevato il livello d'allarme e trasferito una parte dell'ambasciata da Tokyo a Osaka.
Nel contempo, alcuni paesi come Romania, Turchia, Finlandia hanno proposto ai loro cittadini di rinviare i loro viaggi in Giappone e organizzato l'evacuazione dei cittadini rimasti in Giappone.