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L'epico viaggio in India del monaco Xuanzang in epoca Tang II
2009-02-03 15:45:13 cri     

Il Centro di ricerche su Xuanzang dell'Accademia cinese di Scienze sociali, fondato nel 1992, organizza periodicamente dei congressi internazionali, tenutisi nel 1996, 1999 e 2006 rispettivamente a Shiyan e Xian, a Tongchuan e a Chengdu. Secondo il prof. Huang, il prossimo, che si terrà nel 2009, è ambito sia da Nanchino che da Xian. Per l'occasione egli vedrebbe con piacere la presenza di studiosi italiani. Dopo la morte di Giuseppe Tucci, non ho più avuto contatti con gli studiosi italiani, quindi sarei felice di invitarli al nostro congresso dell'anno prossimo. Ne abbiamo avuti al primo, ma poi abbiamo perso i contatti. Al congresso di Chengdu del 2006, erano presenti studiosi di 9 paesi, specie indiani, giapponesi e coreani, ma anche occidentali.

Il prof. Huang ha conosciuto anni fa il tibetologo italiano prof. Petech, ora ultranovantenne, e conosce benissimo le opere di Giuseppe Tucci, che ricorda con grande ammirazione, quindi speriamo che i contatti fra le due parti riprendano presto.

Nella sua cronaca di viaggio "Ricordi del viaggio in occidente al tempo della grande dinastia Tang", Xuanzang dà molte precise informazioni sugli usi e costumi dell' India medioevale e sulle città visitate, il che è stato di grande aiuto agli indiani attuali per conoscere il loro paese. Perchè? Il prof Huang ci ha detto: Per il clima torrido del paese, molti libri indiani sono andati persi, inoltre per la mancanza di realismo delle registrazioni indiane, l'opera di Xuanzang risulta fondamentale per la ricostruzione della storia dell'India medioevale, il che le è valso l'enorme apprezzamento degli studiosi indiani. Xuanzang ha anche tradotto in cinese dal sanscrito delle opere religiose indiane ora scomparse, quindi le versioni cinesi risultano le uniche esistenti.

Uno dei maggiori contributi di Xuanzang è infatti la traduzione delle opere buddiste raccolte in India. Dopo averne raccolte alcune migliaia originarie dell'India, dello Sri-Lanka, dell'attuale Pakistan e del Tibet, egli prese la via del ritorno per la Cina, arrivando a Khotan, un'oasi nel sud del Xinjiang cinese, nell'anno 644, da dove inviò una richiesta di ritorno all'imperatore, che gliela concesse, arrivando all'inizio del 645 a Chang'an. Qui venne accolto con gli stessi onori riservati ai generali vittoriosi in battaglia. L'imperatore gli offrì un importante incarico civile, ma egli preferì rimanere monaco. Gli venne allora riservato il monastero di Ci'en, dove egli iniziò la sua immane opera di traduzione dei testi portati dall'India, traducendo in cinese 1335 opere in sanscrito, pali e tibetano, che vennero subito incise su matrici di legno e stampate. Egli tradusse anche in hindi il "Daodejing", il classico del Taoismo cinese, che inviò poi in India. Ora sentiamo cosa ci dice il prof. Huang sul lavoro di traduzione di Xuanzang: la traduzione di Xuanzang in cinese è chiamata 'nuova traduzione', per il metodo e lo stile originali. Un dotto leggeva e illustrava i testi, che venivano poi registrati, tradotti e revisionati da personale di altissimo livello, fra cui figuravano anche dei primi ministri. Il suo gruppo di lavoro era formato da 151 traduttori, di cui 71 indiani. Prima, la traduzione buddista cinese era basata sull'opera di Kamalajiva, un monaco di Kuqa, nel Xinjiang, di origini indiane, attivo nel 4° secolo d.C., che il professore giudica però di livello inferiore. Xuanzang si distingue per una traduzione precisa e fluente, ma non letterale, eliminando ripetizioni e chiarendo i significati nello stile cinese. Molto rigoroso, egli si impose delle regole di lavoro molto severe, annotando ogni sera il lavoro fatto, ma pare che anche l'imperatore esigesse dei rapporti sulla sua traduzione! A questo punto vorrei ricordare, che anche i pittori gesuiti italiani alla corte dell'imperatore Qianlong, nel 18° secolo, come Giuseppe Castiglione, dicevano di essere costretti a dei rigidi orari di lavoro nella decorazione del famoso Giardino della luminosità perfetta (Yuanmingyuan) di Beijing. L'occhio dell'imperatore arrivava dappertutto!

Xuanzang fu un seguace della dottrina buddista Yogacara, che sulla base della prativa dello yoga, ritiene che la realtà sia un puro frutto della coscienza, ed attua una profonda analisi della psiche umana, riconoscendo ben 80 livelli di coscienza. Egli fondò la scuola Faxiang, che tuttavia venne meno dopo la sua scomparsa per la poca propensione all'idealismo dei pratici cinesi. In seguito questa venne sviluppata in epoca Song, avvicinandosi al buddismo Zen, ed all'inizio del Novecento, quando, per il suo completo sistema scientifico di analisi della psiche, venne addirittura utilizzata come arma contro l'aggressione del pensiero occidentale.

Visto che il monastero Ci'en mancava di una sede adatta ad accogliere la mole di preziosi sutra portati dall'India, l'imperatore accolse la richiesta di Xuanzang di erigere una pagoda di mattoni per sistemarli. Infatti allora gli edifici erano per lo più in legno, facili agli incendi. Si tratta della grande Pagoda dell'oca selvatica, esistente tuttora. Nel corso di un recente viaggio di lavoro a Xi'an, ho potuto vedere che il monastero è stato magnificamente ristrutturato, ed anche la zona circostante, con edifici di stile Tang e splendidi giardini. Tuttavia la pagoda pare sia stata danneggiata dal tremendo sisma del marzo 2008 di Wenchuan.

Dopo anni trascorsi qui, Xuanzang chiese all'imperatore una sede più isolata, e questi gli concesse il parco di Yuhuagong (del palazzo del fiore di giada), una ex- residenza estiva di corte posta a nord di Chang'an, in una magnifica zona montana. Qui egli visse gli ultimi quattro anni della sua vita, spegnendosi a 64 anni di età il 2 febbraio dell'anno 664.

Recentemente ho avuto la fortuna di visitare la zona, ricca di vestigia dei palazzi e dei templi di un tempo. Un museo ospita dei reperti trovati sul posto di epoca Tang e delle riprodizioni delle traduzioni di Xuanzang di epoca Ming e Qing, mentre accanto si erge un albero, nato da un virgulto dell'albero originale portato dall'India e piantato qui da Xuanzang. Accanto è stata ricostruita una pagoda in stile Tang, mentre più lontano si trova la zona isolata dove visse e lavorò Xuanzang: protetta da una parete rocciosa ad angolo, vi si possono vedere le fondamenta degli edifici, mentre la parete ospita delle grotte comunicanti fra loro, un tempo cappelle buddiste. Una cosa interessante è che poco lontano, lungo un'altra parete a picco che ospita ugualmente delle grotte buddiste, vive un monaco solitario, che si prende cura delle cappelle. Egli ci ha detto: Sono del monastero Xigong di Yuhuagong e sono qui da sette anni. Mi chiamo Shichanghua. Mi piace stare qui da solo, c'è una grande quiete che mi permette di meditare secondo l'esempio di Xuanzang. Se il cuore è in pace, si sta bene ovunque, ma i luoghi solitari sono ideali per elevarsi.

Questo è il suono della cascata che scende dall'alto della roccia accanto a cui vive il monaco solitario. Come non ammirare il suo coraggio e la sua determinazione?

Dopo la sua morte, Xuanzang venne sepolto a Chang'an, ma l'imperatore, desolato di vedere ogni giorno la sua pagoda funeraria, ne fece spostare i resti nel monastero di Xingjiaosi, posto 20 km a sud della città, dove si trovano tuttora. Pare che fra i due si fosse sviluppata una grande amicizia ed ammirazione reciproca. L'imperatore aveva ottenuto dal monaco molte informazioni sui paesi stranieri e ricche indicazioni sulla complessità della psiche umana, ma alla fine preferì ricorrere, come molti suoi predecessori, ad un metodo diverso e più cinese, la pillola dell'immortalità frutto dall'alchimia taoista, ricercando la sopravvivenza fisica. Poco dopo, un altro imperatore si oppose decisamente al Buddismo, riportando in auge il Taoismo, a prova dell'alternanza ed integrazione di questi due grandi sistemi di pensiero nella cultura cinese.

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