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    (GMT+08:00) 2005-05-30 15:46:25    
    Cina: la rieducazione dei criminali di guerra giapponesi

    cri

    Quest'anno ricorre il 60° anniversario delle vittorie della guerra cinese di resistenza all'aggressione giapponese e della guerra anti-fascista mondiale.

    Nella provincia del Liaoning, nella Cina nord-orientale, si trova una città, Fushun, nota per le sue miniere di carbone, suddivisa da un fiume in due parti: nord e sud. Sulla riva sud del fiume si trova il Museo della tragedia di Pingdingshan, eretto sul sito dove oltre 3.000 civili cinesi innocenti furono massacrati dalle truppe di aggressione giapponesi, le cui ossa sono ancora visibili. Sulla riva nord esiste invece un Centro dei criminali di guerra, dove circa mille criminali giapponesi furono sottoposti a rieducazione, senza che nessuno fosse condannato a morte, mentre tutti furono rimpatriati dopo 6-8 anni.

    Sulle sponde dello stesso fiume, i cittadini di Cina e Giappone andarono incontro a destini radicalmente diversi. Durante la guerra di 60 anni fa, i militari giapponesi applicarono in Cina la crudele politica di "incendiare tutto, uccidere tutti e saccheggiare tutto", massacrando i civili, sfruttando, in realtà saccheggiando, le risorse minerarie cinesi di carbone e commettendo mostruosi crimini contro il popolo cinese. Al contrario, nel dopoguerra, partendo da principi umanitari, il governo cinese applicò un'educazione umanitaria nei confronti dei criminali di guerra giapponesi detenuti, trasformandoli da amanti della guerra in messaggeri di pace, il che è davvero straordinario.

    Yamaguchi Izo è un ex-criminale di guerra giapponese sottoposto a rieducazione in Cina e poi rimpatriato. Nonostante ora abbia più di 80 anni, ricorda molto bene quell'esperienza. Egli ha così ricordato:

    "Nel Centro dei criminali di guerra di Fushun abbiamo ricevuto un trattamento molto umanitario, per cui abbiamo cambiato il nostro modo di pensare e riconosciuto l'orrore della guerra ed i crimini compiuti. Fushun è il posto della mia rinascita."

    All' inizio degli anni 50' del secolo scorso, in Cina c'erano in totale 1.062 criminali di guerra come Yamaguchi Izo, 969 dei quali detenuti nel Centro di Fushun. Secondo i dati, circa un milione di civili e militari cinesi morirono sotto i loro colpi, mentre sono incalcolabili i beni da loro trafugati in Cina.

    Nei confronti di questo gruppo di criminali di guerra sottoposti al lavaggio del cervello dal militarismo giapponese, il governo cinese ricorse allo spirito umanitario per convertirne l'animo, portandoli a riconoscere gradualmente i loro crimini. Cui Renjie, che a suo tempo operò nel Centro di Fushun come educatore, ricorda che all'inizio, ricevuto l'incarico, non riusciva a farsi una ragione. Tuttavia, come il resto del personale del centro, partendo dal superamento dell'odio individuale e dal rispetto della dignità umana dei criminali di guerra, alla fine offrì loro dal punto di vista di vestiario, vitto, attività culturali e così via, delle condizioni molto buone per gli standard del tempo.

    "Allora il tenore di vita dei criminali di guerra superava di parecchie volte quello dei cinesi, in quanto consumavano riso e pane di farina bianca e poi carne, verdura e uova fresche a piacere. Nel settore culturale, assistevano ogni settimana a 1-2 film, studiando per mezza giornata e per il resto impegnandosi in varie attività, come lettura, sport ecc."

    Tutti gli educatori sapevano parlare giapponese e con la loro attenzione per ogni particolare della loro vita vita quotidiana, la mente dei criminali di guerra si sciolse, come fa il ghiaccio di fronte al tepore della primavera, riprendendo le caratteristiche umane. Grazie a studi teorici, alla formazione di gruppi di aiuto reciproco e ad altri metodi, i criminali di guerra fecero chiaro sull' orrore della guerra e riconobbero i loro crimini, richiedendo la punizione del governo cinese.

    Nell' estate del 1956 si aprì il tribunale militare speciale della Corte Popolare Suprema della Repubblica Popolare Cinese, per l'occasione, a parte 45 colpevoli di gravissimi crimini condannati alla detenzione, gli altri 1.017 furono trattati con clemenza, ossia con la cancellazione dell'accusa e il rilascio immediato.

    L'esito del giudizio portò i criminali di guerra a percepire concretamente la generosità del governo cinese. Cui Renjie fu presente al giudizio e ancora oggi ricorda bene le scuse presentate da un criminale gaipponese:

    "Durante la sua deposizione in tribunale, parlando dei suoi mostruosi crimini contro il popolo cinese, improvvisamente si inginocchiò davanti al giudice- capo e al pubblico, riconoscendo radicalmente i suoi delitti, esprimendo rimorso e chiedendo perdono. In questo modo, attraverso la nostra rieducazione, un militarista fu trasformato in una persona nuova."

    Secondo quanto illustrato, quando la Corte Suprema cinese annunciò l'esito del giudizio, nessuno dei criminali di guerra protestò, anzi tutti i giudicati colpevoli riconobbero i loro delitti. Dal banco degli imputati proveniva un alternarsi di pianti di rimorso e gratitudine. Un giornalista straniero presente così commentò: "Benchè le posizioni di giudici e giudicati fossero diverse, in tribunale tutti rivelavano ad una sola voce le atrocità dell'imperialismo giapponese, il che rappresenta un caso unico nella storia delle sentenze internazionali."

    Rimpatriati, i criminali di guerra giapponesi giurarono di rinnovarsi e di impegnarsi per l'amicizia sino-giapponese e la pace mondiale, onorando la promessa, senza cambiare per mezzo secolo. Nel 1957 venne fondata l'Associazione dei rimpatriati dalla Cina, i cui i membri rivelarono i crimini commessi dai militaristi giapponesi in Cina tramite la pubblicazione di libri, l'organizzazione di mostre e così via, con iniziative che hanno influenzato una generazione di giapponesi. Nel 2002 i loro figli e alcuni pacifisti hanno fondato l'Assocazione del retaggio del miracolo di Fushun, continuando a trasmettere lo spirito dell'amicizia sino-giapponese.

    La rieducazione dei criminali di guerra giapponesi ad opera della Cina è stata definita un "Miracolo nella storia mondiale delle carceri". Gli allora alti ufficiali delle truppe di aggressione giapponese sono diventati messeggeri dell'opposizione alla guerra. Fu Bo, studioso dell'Accademia di Scienze sociali di Fushun impegnato in ricerche sulle relazioni sino-giapponesi, ha così analizzato tale miracolo:

    "Perchè si tratta di un miracolo? Perché la rieducazione fu impregnata di generosità, per cui li convertimmo col sentimento. Rieducati in Cina per 5 anni, ne sono rimasti influenzati per 50 anni. Gli educatori non solo li hanno trasformati da demoni in esseri umani, ma hanno anche instaurato un contatto affettivo, rendendoli compagni con lo stesso obiettivo."

    Il Centro dei criminali di guerra di Fushun è ormai diventato un museo dove il pubblico ricorda e trae lezione dalla storia. Nel maggio di quest'anno un altro gruppo di ex-criminali di guerra è venuto in visita, esprimendo rimorso e scuse. Il direttore del centro signora Hou Guihua, appena tornata dal Giappone, ha provato di persona l'influenza dell'Assocazione dei rimpatriati dalla Cina:

    "Durante il nostro soggiorno in Giappone per raccogliere materiali, siamo rimasti profondamente impressionati. Secondo me, ora che nel Paese le tendenze di destra sono così forti, la persistenza di una minoranza nell'opposizione all'aggressione, nella svalvaguardia della pace e nella promozione dell'amicizia sino-giapponsese ci ha molto emozionato."

    L'ex educatore Cui Renjie, che ora ha un'ottantina d'anni, ha conosciuto la guerra, ha partecipato alla rieducazione dei criminali e ha visto gli alti e bassi dei rapporti sino-giapponesi, per cui ripone molte speranze nei giovani dei due Paesi:

    In qualità di testimone della storia, spero che i giovani cinesi e giapponesi non dimentichino la storia e la guardino correttamente. Sono molto addolorato per il risollevarsi delle forze di destra all'interno del Giappone. Spero che i giovani dei due Paesi possano far tesoro dell'attuale quadro di pace, guardando positivamente al futuro.