Come guarire dalla malattia del "razzismo americano"?

2021-03-02 21:49:02
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Il 2 marzo, ora locale, quattro poliziotti statunitensi accusati di aver ucciso George Floyd, un uomo afroamericano, saranno sottoposti a processo con giuria. Sebbene questo incidente sia stato preso a simbolo e abbia provocato proteste su larga scala negli Stati Uniti, non sembra aver portato cambiamenti sostanziali. Oggi, il popolo statunitense sta ancora affrontando la realtà della discriminazione razziale in ogni luogo.

Tuttavia, il mondo non può trascurare la pena che il popolo americano soffre a causa della discriminazione razziale. Durante la 46esima riunione del Consiglio dell’Onu per i diritti umani, diversi relatori speciali ed esperti sulle questioni dei diritti umani hanno pubblicato una dichiarazione congiunta, lanciando appello al governo statunitense di mettere in pratica ampie misure di riforma per impedire la violenza della polizia, risolvere con impegno il problema sistemico del razzismo e le questioni legate alla discriminazione razziale.

Perché negli ultimi secoli il razzismo negli Usa ha continuato ad aggravarsi? E’ già diventato una malattia incurabile?

Da una prospettiva storica, né la discriminazione razziale né la supremazia bianca sono finite con la fine della schiavitù negli Stati Uniti. La supremazia bianca impressa nei geni americani è diventata il più grande ostacolo alla realizzazione dell’uguaglianza razziale negli Stati Uniti. Da una prospettiva realistica, l’inazione dei politici americani e il caos provocato da loro sono diventati complici in questo condono alla diffusione sfrenata del razzismo. In modo particolare durante la precedente amministrazione, i politici americani hanno usato più volte il termine “virus cinese” per riferirsi al nuovo coronavirus e per negare le proprie responsabilità: questo ha contribuito alla discriminazione sociale e al pregiudizio nei confronti degli asiatici.

E non è finita: con l’intensificarsi della polarizzazione politica, i politici che si preoccupano solo dei voti non hanno alcun incentivo a risolvere veramente il problema della discriminazione razziale.

Le cattive conseguenze della discriminazione razziale hanno reso particolarmente evidenti i problemi istituzionali e strutturali degli Stati Uniti e l'ipocrisia degli americani quando parlano di diritti umani. Se il governo statunitense non intraprende azioni concrete, il “sogno” di cui parlò Martin Luther King più di 50 anni fa potrebbe dopotutto rimanere solo un sogno.

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