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Rossella Di Felice:Mi chiamo Rossella e vivo in un paesino abruzzese di circa ottocento anime.
2009-08-04 15:25:04 cri     
                                                      AMO STUDIARE LA LINGUA CINESE

Mi chiamo Rossella e vivo in un paesino abruzzese di circa ottocento anime, la gente qui continua a chiedermi cosa mi abbia spinto a scegliere di studiare cinese, e ogni volta che mi si rivolge questa domanda la mia mente si affolla di ricordi, di aspettative e sogni che avevo da bambina.

Ricordo che a sei anni mi divertivo ad andare in giro con la mia amica del cuore facendo finta di non parlare italiano: inventavamo un accento, un paio di occhiali e via all'opera.

Quanto mi piaceva l'idea di essere straniera per un giorno! Forse il motivo principale per il quale mi sono avvicinata allo studio del cinese è proprio questa mia passione per tutto ciò che è diverso da me.

Un'altra mia passione è la fotografia: adoro i ritratti, i volti di persone che non conosco, adoro immaginare le loro storie, fantasticare sulla loro provenienza e perdermi nei loro sguardi.

Ciò che non conosco mi affascina, non mi fa paura, ciò che è lontano non mi scoraggia, ma mi spinge ad esplorare, ciò che è difficile mi attrae, e questo è il motivo per il quale ho scelto di fare del cinese la materia caratterizzante del mio corso di studi all'Orientale di Napoli.

Lo so, avrei potuto scegliere arabo, russo o hindi, ma quello che cercavo non era solo una lingua da studiare, bensì una filosofia di vita da interiorizzare, volevo capire perché i cinesi erano gli unici al mondo ad avere ancora una scrittura ideografica; attraverso lo studio della genesi degli ideogrammi si può comprendere la forma mentis di questo popolo, opportunità che nessun'altra lingua può darti.

Le mie prime lezioni di cinese erano così eccitanti! Ricordo ancora il primo ideogramma che imparai, "bene" costituito da una mamma che stringe il suo bambino, credo che fu proprio in quel momento che nacque una passione consapevole per la Cina.

Ricordo ancora il discorso del mio professore durante le prime lezioni: "Ragazzi, il cinese non è una lingua per tutti, chi è qui per gioco, è pregato di lasciare l'aula. Il cinese richiede impegno, costanza, una mente flessibile e tanto sacrificio" poi ci guarda per bene e, notando che ci ha spaventati, aggiunge un'altra raccomandazione per sdrammatizzare: " …E poi chi ha mamme apprensive e fidanzati gelosi è pregato di andare via perché la Cina è molto lontana e voi dovrete andarci presto".

Non nego di aver avuto momenti di sconforto, soprattutto dopo il primo anno di università, anno in cui dopo tanto studio non si riesce a parlare, anno in cui bisogna concentrarsi solamente sulla memorizzazione degli ideogrammi e dei toni.
Ero scoraggiata, volevo mollare, ma al mio primo esame ottengo un bel 30 e lode!

Cosa fare, mandare tutto all'aria alla prima difficoltà o amare questa lingua più di prima?

Fu così che decisi di andare a Pechino, mi iscrissi ad un corso estivo di cinese, ma il mio obiettivo principale era conoscere la gente, il posto, le loro abitudini.

Il mese di luglio del 2006 fu il mese più bello della mia vita: ritrovavo nei cinesi la purezza e la semplicità della loro lingua, questa gente non aveva bisogno di molte parole o di frasi interminabili per esprimere un pensiero, bastava un gesto, un sorriso.

Ho adorato questa lingua attraverso il popolo cinese, attraverso la sua dignità, attraverso il suo rispetto e la sua storia.

 



La seconda volta che tornai in Cina decisi di vivere con una famiglia cinese, due anziani signori che ogni giorno leggevano il giornale con me e mi insegnavano le storie dei chengyu: è incredibile quante cose si nascondono dietro quattro semplici ideogrammi!

Un'altra ragione per la quale adoro il cinese è per la sua varietà di dialetti, ognuno dei quali esprime un lato di questo popolo.

Il mio terzo viaggio in Cina, infatti, ho deciso di farlo nel sud, precisamente a Shanghai e dintorni: la mia università organizzava un corso di dialetto una volta a settimana e decisi di iscrivermi.

Ragazzi, non immaginavo che ci potesse essere qualcosa di più complesso del mandarino e non oso pensare al cantonese! Anche i dialetti hanno una loro storia e portano con sé tutte le sfumature di questa gente.
Non posso non amare una lingua che mi ha regalato solo cose belle sin da quando ho iniziato a studiarla: viaggi, amici, posti fantastici, tradizioni mai dimenticate, odori e sapori esotici. 



A questo punto voglio dire un'ultima cosa a tutte quelle persone che non riescono a capire perché una ragazza di un piccolo paese di montagna abbia deciso di studiare una lingua orientale, anziché scienze naturali.
A queste persone voglio rispondere che il cinese per me non è solamente una lingua, ma è un mezzo per esercitare la mia anima.

Scriverlo significa riportare alla luce un concetto pensato milioni di anni fa, e fare di questo concetto la chiave per capire il presente, scrivere il cinese significa seguire un ordine ben preciso che non può essere sovvertito, significa assumere una corretta postura e avere la giusta concentrazione.

Ogni tratto è come un fulmine che cade sul foglio imprimendo per sempre la sensazione di quell'attimo in cui ci si raccoglie, per ricordare così tante cose in una volta sola.

Il cinese è, insomma, passato presente e futuro in un istante.


Rossella Di Felice
Laureanda in Relazioni e istituzioni dell'Asia e dell'Africa (laurea magistrale),
presso l'Istituto Universitario di Napoli l'Orientale

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