​Cina: Le riforme favoriscono la nascita dello Stato di diritto, lo Stato di diritto guida le riforme

Zhang Shuo e Xu Dandan 2019-12-25 14:29:03
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Le leggi hanno una grossa influenza sul modo di vivere delle persone. Negli ultimi 40 anni dall’avvio delle politiche di riforma e apertura, la vita dei cinesi è andata incontro a dei cambiamenti radicali. Il diritto è una delle attività più importanti per il genere umano. Mentre le altre attività aiutano l’uomo a dominare la natura, il diritto ci aiuta a dominare noi stessi. La rete giuridica creata a tutela dei diritti dei cittadini risulta sempre più capillare: nel 2004 sono stati inseriti nella Costituzione cinese oltre 20 articoli sui diritti e le libertà fondamentali dell’uomo; mentre nel 2012, l’espressione “rispettare e garantire i diritti umani” è stata inserita nel codice di procedura penale. In Cina, oggi, ci sono leggi costituzionali, norme di diritto civile e norme di diritto penale che definiscono a più livelli i diritti politici, economici, sociali e culturali dei cittadini. Inoltre, sono stati posti limiti sempre più rigorosi al potere pubblico. Il codice del processo amministrativo, le leggi sul government procurement etc. indicano in modo non equivocabile la direzione da seguire per costruire un governo altamente efficiente che amministri secondo il diritto con animo integro e scientifico.

Le riforme favoriscono la nascita dello Stato di diritto, lo Stato di diritto guida le riforme. Soltanto rendendo ben visibile lo Stato di diritto, le riforme possono avanzare con passo veloce e stabile.

“Negli ultimi 40 anni, abbiamo intensificato costantemente la riforma del sistema politico e promosso sotto tutti i profili il governo secondo il diritto. Il sistema legale socialista con caratteristiche cinesi è andato perfezionandosi sempre più, la causa dei diritti umani ha registrato uno sviluppo completo e i diritti democratici di cui godono i cittadini sono sempre di più. Disponendo del proprio destino, il popolo cinese sprizza creatività, spirito di iniziativa ed entusiasmo come mai prima”, ha dichiarato il presidente cinese Xi Jinping.

A partire dagli anni ’80 del secolo scorso, è stato compiuto un grande sforzo nella direzione di un rafforzamento dell’implementazione del modello dello Stato di diritto e, in particolare negli ultimi cinque anni, è stato svolto al riguardo un lavoro significativo, che coinvolge diverse aree del diritto. Nel rapporto del XIX Congresso nazionale del PCC è stata prevista anche l’istituzione di un Gruppo direttivo centrale ristretto per la completa realizzazione del governo secondo il diritto.

Stefano Porcelli, dottore di ricerca in giurisprudenza dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” e dottore di ricerca in giurisprudenza della China University of Political Science and Law (CUPL) (è il primo italiano ad aver conseguito il titolo di dottorato in materie giuridiche in Cina con tesi e discussione in cinese), che attualmente insegna in qualità di esperto straniero presso la CUPL e tiene delle lezioni presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, ha menzionato i progressi sostanziali conseguiti dal Paese per quel che concerne l’implementazione di un governo sulla base del diritto ed ha espresso il suo apprezzamento per le politiche avviate, le quali hanno permesso alla società cinese di assistere a un diffuso miglioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone nel corso degli ultimi decenni.

“Con l’avvio delle politiche di apertura e riforma, nel 1978, hanno preso avvio dei mutamenti piuttosto radicali ed il diritto è stato lo strumento impiegato, da un lato, per promuovere questi mutamenti, dall’altro, per evitare che sfuggissero dal controllo. Importanti cambiamenti hanno interessato tutti i settori del diritto, sia pubblico che privato”, ha osservato Stefano Porcelli. “Mi rendo conto — ha proseguito il giurista italiano — che, date soprattutto le dimensioni della Cina e le caratteristiche della società cinese attuale, sia altresì fondamentale mantenere un coordinamento”.

Le politiche di riforma e apertura hanno dato inizio ad un periodo molto florido per la ricerca cinese in materia giuridica, stimolando anche lo sviluppo dello studio della storia del diritto. Essendo alla base del diritto dell’intero continente europeo, dell’America Latina etc., il diritto romano si è affermato quale punto di riferimento e base scientifica per la codificazione del diritto civile di molti Paesi, dando vita a vari codici civili moderni come il Codice Napoleonico, il Codice civile tedesco e quello italiano. Negli anni ’90 dello scorso secolo, il Prof. Jiang Ping, all’epoca Rettore della CUPL, ha istituto, presso l’ateneo, il Centro studi di diritto romano e diritto italiano, aprendo, per la prima volta dopo l’avvio delle politiche di apertura e riforma, dei corsi di diritto romano in Cina. Nello stesso periodo iniziò anche la presentazione in Cina e la traduzione in lingua cinese di numerose fonti e testi relativi al diritto romano. A partire da quegli anni, i due Paesi hanno formato numerosi eccellenti giuristi romanisti di nazionalità cinese, il che ha promosso lo studio del diritto romano tra i giuristi cinesi e il processo di codificazione del diritto civile cinese.

Il primo ottobre 2017 è entrata in vigore la «Parte generale del diritto civile della Repubblica Popolare Cinese» — la prima parte del Codice civile della Cina — che ha dato appunto inizio all’“epoca del Codice civile” per il sistema del diritto civile cinese e che viene considerato come un grande evento nella storia del diritto in Cina. Stefano Porcelli segue molto da vicino questo progetto. Secondo lui, l’elaborazione di un codice civile è senz’altro un lavoro che richiede degli sforzi enormi. Il Codice civile è destinato ad essere attuato sul territorio cinese e deve essere in linea con quella che è la situazione nazionale della Cina.

“Nella Codificazione di Giustiniano fondamentale è stato il contributo della scienza giuridica ed infatti anche qui, ora, vi è un fortissimo fermento. La Parte generale in vigore è una parte generale di codice civile che, tendenzialmente, segue il modello pandettistico, a sua volta fondato su basi romanistiche, a cui sono apportate delle modifiche legate al fatto che il modello sia stato metabolizzato alla luce della cultura e delle tradizioni cinesi, così come delle circostanze pratiche in cui la Cina versa e delle finalità che si intendono perseguire.

L’elaborazione della Parte generale e del Codice civile riveste un grandissimo significato poiché il futuro Codice andrà a rappresentare il cuore del diritto privato della Repubblica Popolare Cinese, nel senso che qui saranno contenute le norme di base del funzionamento dei rapporti personali e patrimoniali tra privati, ivi incluse, ad esempio, quelle che regolano i rapporti tra persone fisiche tra le persone giuridiche o tra entrambe, il matrimonio e i rapporti familiari, l’eredità, la proprietà e i contratti. Si tratta di norme che influenzano ogni ambito del diritto, sia civile sia commerciale. La Parte generale favorisce una migliore comprensione delle norme e dunque andrà a semplificare i rapporti tra le persone per quanto riguarda il modo in cui le relazioni tra le stesse sono regolate, oltre che le modalità attraverso le quali i loro diritti sono protetti. Come ha detto un illustre giurista argentino, Presidente della Corte suprema argentina, il Prof. Lorenzetti, sul rapporto tra Codice civile e le altre leggi speciali in materia di diritto civile e commerciale: “La relazione tra un codice civile e i microsistemi giuridici è come quella del sole con i pianeti, il quale li illumina e li mantiene all’interno del sistema”.

Quest’anno ricorre il 40esimo anniversario dell’apertura della Cina. Nel discorso programmatico pronunciato durante la cerimonia di apertura della conferenza annuale del Boao Forum for Asia 2018, il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato quattro importanti misure per ampliare l'apertura del Paese, misure che sono state citate e messe in rilievo in molte occasioni dal governo cinese. Secondo Stefano Porcelli, queste meritano di essere seguite con attenzione dal mondo occidentale, poiché avranno infatti impatto non solo sulla Cina ma anche, ad esempio, per la stessa Italia.

“Le politiche di apertura e riforma avviate, come noto, sotto l’egida di Deng Xiaoping nel 1978 hanno apportato dei profondi cambiamenti alla Cina e, con essa, data la sempre più stretta interrelazione tra i popoli derivante dalla globalizzazione, al mondo intero essendo, appunto, la Cina uno dei Paesi con maggior peso nello scenario internazionale.Ci si può aspettare che questa tendenza prosegua ed è chiaro che ad una maggior apertura possano corrispondere delle maggiori opportunità di investimento, commerciali etc.”.

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