Al centro della via della Seta c'è il Mezzogiorno

2019-12-19 15:08:41
Comment
Share
Share this with Close
Messenger Messenger Pinterest LinkedIn

Il nostro Paese aveva in qualche modo trascurato il rapporto con la Cina, ed è ora di recuperare il tempo perduto.



Il nostro Paese aveva in qualche modo trascurato il rapporto con la Cina, ed è ora di recuperare il tempo perduto. Il dato che mi interessa sottolineare, e dal quale vorrei partire, è che il 2019 ha visto già un aumento del quindici per cento delle esportazioni italiane verso la Cina. Il memorandum sulla Via della Seta, siglato il 22 marzo scorso tra Italia e Cina, è il nuovo inizio di una cooperazione costruttiva tra i nostri due paesi e servirà all'Italia anche per recuperare il gap delle relazioni con Pechino, rispetto ad altri paesi europei.

Al termine della sua visita in Italia il presidente Xi Jinping ha visitato Palermo e si attendono già gli effetti positivi di questa sua presenza, anche in termini di flussi turistici. Ma se parliamo del rapporto tra la Cina e il Sud del nostro Paese, vorrei ora porre l'attenzione sulla questione dei porti della Via della Seta, e aiutare le parti in gioco a capirsi. La firma del MoU avrebbe generato un po' di sorpresa in alcuni amministratori locali, soprattutto del Sud Italia, e ciò sarebbe dovuto alla presunta esclusione dei porti meridionali dal raggio di azione del MoU stesso. In realtà non è così: i porti di Genova e Trieste sono nominati nel MoU perché avevano già avviato relazioni e accordi con la parte cinese, non per altro.

Dal momento in cui è stata avviata una nuova interlocuzione con la Cina si farà in modo di estendere una collaborazione che, come è anche sancito nel memorandum, non è ristretta soltanto ai due porti suddetti.

Tra gli hub italiani voglio sottolineare l'importanza di Gioia Tauro e Taranto, che sono situati nel cuore del Mediterraneo e grazie a questo nuovo dialogo con la Cina potranno svilupparsi in maniera più efficiente. Non entro nel merito della negligenza e del deficit di attenzione mostrato dai governi precedenti su questi porti, perché essi in realtà potrebbero rappresentare un volano per le regioni del Mezzogiorno (che scontano un noto ritardo decennale sul piano delle infrastrutture). Stiamo già intervenendo sui porti e, per esempio a Gioia Tauro, lavoriamo anche nella gestione della governance, della logistica e delle infrastrutture.

A questo riguardo ricordo che esiste nel nostro Paese la possibilità di creare delle Zone Economiche Speciali, ZES, che in Cina funzionano molto bene. Le zone economiche speciali italiane riguardano otto regioni obbiettivo, nel Centro-Sud ne sono già partite due: in Calabria e in Campania. All'inizio le ZES sono state istituite con un'allocazione di 250 milioni di euro come credito di imposta per nuovi investimenti per chi volesse aprire nuove attività produttive o estendere quelle già presenti. Ora nel “Decreto Crescita” del nostro Governo, in lettura nel Parlamento ho fortemente voluto, insieme ai miei colleghi soprattutto del Sud del nostro Paese, implementare l'attrattività di queste zone economiche speciali con ulteriori 300 milioni di euro, che andranno a costituire un fondo a sostegno delle aziende, che riguarda anche le grandi imprese, e non solo italiane, che vorranno portare con degli investimenti la loro presenza in queste regioni. Queste ZES sono fortemente collegate ai porti, quali ad esempio Taranto, Gioia Tauro, Cagliari, Napoli.

Stiamo quindi cercando di rendere le ZES sempre più attrattive, e non si tratta soltanto di risorse economiche disponibili, ma anche di semplificazioni burocratiche, in modo tale da sciogliere tutti i nodi che possano ostacolare i nuovi investimenti in queste regioni caratterizzate da risorse umane impagabili, e con una grande spinta all’innovazione e alla tecnologia. Tra l'altro, ho l'obbligo di ricordare che nel Mezzogiorno d'Italia abbiamo un parterre di imprenditori che, malgrado scontino molti ritardi in termini di investimenti, portano avanti il loro lavoro coraggiosamente e con lungimiranza. Danno occupazione e continuano ad operare, avendo superato anche gli anni della crisi economico-finanziaria globale che sono stati durissimi. In particolar modo le regioni del Sud, che hanno visto purtroppo diminuire la quota nazionale di investimenti a loro destinata (l'ammontare si è ridotto in tutto il Paese, ma di più nelle regioni meridionali). L'attuale governo italiano intende recuperare questo divario infrastrutturale tra Nord e Sud, con il decreto “Sblocca Cantieri” stiamo individuando tra l'altro grandi infrastrutture che possano essere di servizio alle ZES, sempre per dare loro maggiore attrattività.

Sono sicura che grazie al dialogo prima interno tra istituzioni italiane, di poi esterno con le istituzioni e l'imprenditoria cinesi, nel prossimo futuro daremo tanto al nostro Mezzogiorno, che ha estrema necessità e volontà di ritornare a vivere, a respirare, ad avere lavoro. Costruiamo occupazione e aspettative per trattenere i giovani. Ecco, per fare questo ci vuole un mix di investimenti pubblici e privati, e noi come Governo ci stiamo impegnando esattamente in questa direzione.

Ogni volta che parliamo della Via della Seta tra Italia e Cina dobbiamo avere a mente questa collaborazione e che sia sempre più costruttiva.

Related stories

Condividi

Articoli più letti

Mai senza Pai

Uniti contro il Covid-19: la mascherina può essere riutilizzata?
Uniti contro il covid-19: Psicoterapia:come allontanarci dallo stress?
Uniti contro il covid-19: la condivisione della lavatrice causa qualche contagio?
Uniticontroilcovid19: come disinfettare la giacca?
Coronavirus, task force cinese al lavoro in Italia
Uniti contro il Covid-19: i virus sopravvivono più a lungo sulle superfici lisce?