Dal MOU Fra l’ Italia e la Cina alle nuove Vie della Seta dell’ Europa

Riccardo Lala 2019-12-19 11:02:36
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Gli eventi dei giorni immediatamente successivi alla visita di Xi Jinping in Italia hanno dimostrato che l’Italia è tutt’altro che sola nel voler instaurare solidi rapporti con la Cina, e, anzi, si trova in compagnia di praticamente tutti i Paesi europei. Intanto, si è scoperto che la firma dell’Italia è stata la quattordicesima da parte di un Paese della UE, e che, anzi, nell’ Europa a 27 post-Brexit, tale la firma aveva addirittura fatto passare in maggioranza il numero dei Paesi che avevano aderito alle Nuove Vie della Seta. Per una volta, l’Italia ha esercitato quindi la funzione dell’ago della bilancia all’interno dell’Europa, sì che la sua posizione sulla Cina è divenuta quella maggioritaria e, dal punto di vista simbolico, le spetta un ruolo di leadership.

1. Gli accordi fra la Cina e gli Europei

A conferma del fatto che essa è tutt’altro che sola, immediatamente dopo la visita in Italia, il presidente Xi si è diretto a Monaco, dove ha firmato un accordo per l’aggiudicazione alla Huawei del contratto per l’introduzione del 5G nel sistema monegasco di telecomunicazioni, cosa per cui l’Italia era stata criticata, ma che essa in realtà non ha ancora fatto.

Nei giorni successivi, c’ è stata tutta una sequela di firme. Agl’incontri di Parigi erano presenti anche Angela Merkel e Jean-Claude Juncker. Il volume di affari degli accordi di Parigi (40 miliardi di dollari) ha così superato di gran lungo quelli di Roma (2,5 miliardi). Successivamente, ha firmato un accordo sulla Via della Seta anche il Granducato del Lussemburgo. Subito dopo, il 9 aprile, il Primo Ministro cinese Li Keqiang ha firmato a Bruxelles, con i vertici dell’Unione, una dichiarazione congiunta in linea con il memorandum firmato con l’Italia, anche se essa non costituisce ancora l’atteso trattato sugl’ investimenti che, nel comunicato, si promette di firmare nel 2020. Infine, nei giorni seguenti, a Dubrovnik, Li Keqiang ha firmato fondamentali accordi con la Croazia, il Montenegro e la Serbia, per porti e autostrade.

Tutto ciò non è in contrasto, come si afferma, con il diritto europeo, perché il trattato complessivo Europa-Cina, pure previsto da gran tempo, ancora non esiste a causa della lentezza delle relative trattative, sì che gli Stati membri non possono far altro che sviluppare i loro rapporti attraverso i tradizionali accordi commerciali. Certo, questo sfasamento evidenzia sempre più la lentezza delle istituzioni nel seguire gli sviluppi storici che invece gli Stati membri riescono a presidiare ben più efficacemente.

Se poi si pensa che la maggior parte degl’investimenti cinesi in Europa sono in Paesi che non hanno firmato alcun MOU, Inghilterra, Francia e Germania, e che quest’ultima è al primo posto nel commercio con la Cina, si vedrà che non si può certo parlare di un’eccessiva accondiscendenza da parte italiana nei confronti della Cina (che indebolirebbe la posizione negoziale dell’ Europa), bensì di una politica generale degli Europei, di grande sviluppo della collaborazione con la Cina, che però stenta a prendere forma organica a causa della debolezza ideologica e istituzionale dell’Europa. Questa si sforza, in fondo, di adeguarsi ai cambiamenti in corso nel mondo, ma la distanza culturale è talmente grande, che, per colmarla, i documenti europei relativi alle politiche con la Cina hanno dovuto subire, negli ultimi anni, un rivolgimento totale, a partire dalla nuova dottrina di politica estera e di difesa della UE, del 2016, per passare al documento sulla connettività fra Europa e Asia del 19 settembre 2018, arrivando poi alla Comunicazione della Commissione del 12 marzo 2019 e infine al documento firmato a Bruxelles con i vertici UE il 9 aprile.

A lungo termine, la costanza della Cina nel perseguire una politica di collaborazione con tutti, mostrando, con esempi concreti, i vantaggi della collaborazione, non poteva che avere successo, in un mondo colpito dalla stagnazione provocata dalle politiche di Trump e bisognoso come non mai di nuove iniziative e nuovi investimenti.

2. Il memorandum italiano non presenta particolari criticità

La Cina, pervenuta all’alta velocità ferroviaria da appena quindici anni, ha oramai sorpassato di gran lunga tutti i concorrenti in termini di tecnologia, di fatturato, di estensione della rete ferroviaria e di proiezione commerciale sui mercati mondiali, essendo ormai giunta, come sistema-paese, a essere l’asse portante dell’unificazione, all’ insegna dell’alta velocità, di tutto il sistema ferroviario mondiale. Già ora esistono collegamenti rapidi Cina-Europa, come il Chengdu-Rotterdam, che impiega 15 giorni, ma, in futuro, verranno introdotte linee ad alta velocità e ad alta capacità con tempi di percorrenza perfino inferiori. Coloro che, come l’Unione Europea, la Russia o la Turchia, avevano cominciato a costruire sistemi ferroviari subcontinentali, non possono non interfacciarsi ora con il sistema cinese, che già oggi si estende ben al di là del territorio nazionale, raggiungendo tutte le principali città dell’Europa e dell’Asia. Lo stesso dicasi del settore logistico, dove oramai società come COSCO o Hutchison Whampoa occupano i primi posti nelle classifiche mondiali. Visti su questo sfondo, i rapporti dell’Italia con la Cina si rivelano una scelta inevitabile per non essere tagliati fuori dal fenomeno tecnologico, economico, ma anche geopolitico e culturale, più importante di questi anni, che non può avere se non dei vantaggi. Vediamoli:

a) I vantaggi culturali

Quando si pensa alle eccellenze dell’Italia nella storia, nella cultura, nel modo di vivere, nella religione, si pensa sempre ad aspetti radicalmente contrapposti alle tendenze spersonalizzanti ed anti-culturali dell’attuale Società delle Macchine Intelligenti, che possono costituire una risorsa importante per l’umanità attuale.

Pochi apprezzano adeguatamente questa specificità dell’Italia. Solo la Cina non ha mai cessato di attribuire ufficialmente all’Italia questo suo valore storico, accomunandola per 1500 anni, sotto il nome di Da Qin, la Grande Cina, all’Impero Romano e al Cristianesimo, come ha fatto ancora a Roma il Presidente Xi Jinping, e onorando come eroi nazionali i grandi precursori italiani Marco Polo e Matteo Ricci. D’altra parte, la Cina è anche l’unico Paese che tributi quotidianamente un ossequio formale ai propri “classici”, citati incessantemente (con tanto di note filologiche), dal Presidente Xi Jinping nei suoi discorsi, e spiegati alla televisione con apposite trasmissioni. Sarebbe come se i discorsi dei nostri uomini politici fossero un incastro di citazioni di Bibbia, Omero, tragedie e filosofi greci, De Bello Gallico, Divina Commedia, ecc…

Anche sulla base di questo culto condiviso per la “classicità” intesa nel senso più ampio, con 300 milioni di turisti cinesi che si muovono ogni anno attraverso il mondo, esiste un enorme margine per creare una potentissima industria turistica e culturale congiunta italo-cinese, cosa a cui i nuovi accordi fanno per altro più di un accenno. Basti pensare che l’MOU prevede addirittura di creare in Cina una piattaforma italo-cinese dedicata alla promozione del modo di vivere italiano. D’altronde, queste cose in Cina non sono nuove. Basti pensare alla ex concessione italiana di Tianjing (parte integrante della nuova “capitale mondiale Jing-Jin-Ji”), che è stata trasformata in una “Italian Style City”.

L’Italia ha dunque tutto l’interesse a quella “Via della Seta culturale”, di cui hanno parlato il Presidente Mattarella e il Primo Ministro Conte.

b) I vantaggi economici

Nella situazione di stagnazione, innescata dai dazi di Trump, che attanaglia ogni giorno di più, non solo l’Italia, ma tutta l’Europa, a cominciare dalla Germania, coltivare rapporti privilegiati con la maggior potenza economica del mondo può fornire vantaggi fondamentali, quali la possibilità di reperire finanziamenti nazionali e internazionali(AIIB), pubblici e privati, che negli ultimi anni sono divenuti difficilissimi in un contesto occidentale.

Nel caso dell’Europa, il vantaggio è stato dimostrato plasticamente dall’acquisto, in un solo blocco, da parte della Cina, di 300 aerei dall’ Airbus, l’unico “campione europeo” realmente esistente, proprio durante quel viaggio a Parigi che avrebbe dovuto vedere la sconfessione della Via della Seta da parte del tandem franco-tedesco.

Nel caso dell’Italia, i vantaggi legati all’MOU sono altrettanto evidenti.

Come non si stancano di lamentare gli esperti di trasporti, il principale problema dei porti italiani è che la maggior parte delle merci, anche per il Nord Italia, transitano da Rotterdam e Amburgo perché i nostri porti sono insufficienti. Tuttavia, l’Italia è più vicina alla Cina di quanto non lo sia il Mare del Nord. Ora che i Cinesi sembrano intenzionati a portare traffico e soldi a Vado, a Genova e a Trieste, oltre che al Pireo, a Duisburg e a Fiume, il problema non si dovrebbe più porre, e tutto il sistema logistico italiano, dai TAV del Nord Italia, agl’interporti, ne saranno agevolati.

L’Italia, che non è riuscita neppure a recuperare il livello di PIL lordo di 10 anni fa (quando già era in crisi), ha un drammatico bisogno di rovesciare l’attuale andamento negativo, attraverso nuove correnti di scambi.

c) I vantaggi politici

Non è vero che l’influenza cinese comprometta la nostra identità e sovranità: al contrario, le profonde comunalità che uniscono la nostra cultura con le altre dell’ Eurasia (fedeltà ai valori dell’“Epoca Assiale”, culturalismo, meritocrazia, comunitarismo) costituiscono una leva per contrastare l’omologazione anti-cultuale della “cultura mainstream” e per rialzare il nostro “standing” in Italia e in Europa, con un richiamo costante al nostro passato, non certo inferiore, anche se non superiore, a quello degli altri grandi imperi millenari (cinese, indiano, persiano…).

3. I “pericoli” della Via della Seta

Le due aree su cui si sta tentando di raggiungere un accordo fra Europa e Cina sono, da un lato, il trattato generale sugli investimenti (che dovrebbe sostituire gli esistenti trattati commerciali di tutti gli Stati membri), e, dall’ altra, la “piattaforma di connettività”, dedicata in particolare alla Via della Seta. Tutti argomenti non trattati dal MOU italiano, in quanto di competenza della Commissione.

Nei confronti dell’Italia, alcuni ripetono gli ammonimenti che sono stati agitati nei confronti dei Paesi afroasiatici che già sono impegnati nella Via della Seta. Tuttavia, questi ammonimenti non sono pertinenti:

a) la “trappola del debito”. L’MOU non parla affatto di finanziamenti, bensì di collaborazioni, di forniture, di servizi.

b) la “svendita di assets strategici”. I porti di Genova e di Trieste non sono in vendita; si tratta di potenziarli per ospitare il traffico con la Cina. Comunque, anche il tanto temuto controllo cinese sull’ economia italiana non costituisce se non una modesta percentuale delle 14.000 imprese italiane controllate dall’ estero.

c) La “mancanza di trasparenza”:.

La realtà delle Nuove Vie della Seta, che sta spiazzando un poco tutti, è che, come rilevato da un recente studio del SIPRI (think tank ufficioso del Governo francese), il loro ambito si sta allargando continuamente, dalle infrastrutture fisiche a quelle immateriali, da queste ultime all’integrazione economica, e, da questa, all’organizzazione dei rapporti internazionali, il che rende difficile per chiunque, non solo inserirsi efficacemente, ma anche soltanto comprenderne la reale portata. Il Vice Presidente della Commissione Europea, Šefčovič, che ha partecipato al recente Belt and Road Forum di Pechino, ha appunto lamentato l’assenza di un adeguato sistema di informazioni sugli sviluppi dell’iniziativa, assicurando che le imprese europee saranno ben felici di partecipare all’ iniziativa, qualora se esse siano fornite informazioni adeguate.

E’ precisamente questo il ruolo che la Società Alpina e l’Associazione e Culturale Diàlexis si prefiggono con il progetto “Evrazija-Avrasya”, che per ora si è concretizzato nella pubblicazione di due volumi: il primo, DA QIN, dedicato alla rivisitazione dell’integrazione europea alla luce degl’insegnamenti della Cina, e, il secondo, ”L’Europa sulle Vie della Seta”,è una raccolta ragionata dei documenti fondamentali per la comprensione della nuova Via della Seta intesa come progetto infrastrutturale eurasiatico, con particolare riferimento alle sue implicazioni per l’Italia Settentrionale. Prossima tappa sarà editare una serie di guide (strategica, economica e giuridica) per imprese, managers, tecnici, giuristi, economisti, alle Vie della Seta e all’ambiente circostante: Paesi, diritti, Enti, tecnologie, progetti, lingue…Il progetto si svilupperà attraverso una rete di società di consulenza e assistenza per supportare gli operatori che desiderino partecipare in qualità di finanziatori, investitori, costruttori, progettisti, fornitori, professionisti, dirigenti, a qualunque fase del progetto.

L'autore è l’Amministratore unico di Alpina Srl; presidente dell’ Associazione Culturale Diàlexis

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