Diventare grandi è solo un gioco da bambini

Andrea De Pascale e Liu Pai 2019-12-25 12:00:09
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"La nostra esperienza ci ha insegnato che quando ci siamo chiusi, ci siamo fermati, quando ci siamo messi a confronto con gli altri, siamo cresciuti". Questo uno dei messaggi più importanti lasciati dal presidente dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio (A.I.A.C.), Renzo Ulivieri, nell'intervista che ci ha concesso a margine della China World Football Expo di Pechino.

L'A.I.A.C. è un'associazione specializzata nella formazione degli allenatori, o, per dirlo con le parole del mister, "di coloro che poi insegneranno calcio". Da qualche anno intrattiene rapporti con la Repubblica Popolare, dopo che quest'ultima ha manifestato la sua volontà di ricoprire un ruolo di primo piano sullo scacchiere del calcio mondiale.

Secondo il mister di San Miniato, uno dei principi fondamentali su cui si deve fondare la collaborazione calcistica tra due Paesi è il confronto. "Siamo contenti di questo incontro e di questo confronto con la Cina. Perché credo che prima di tutto debba essere un confronto, il che vuol dire mischiare le nostre culture anche dal punto di vista calcistico", ha dichiarato ai nostri microfoni Ulivieri, il quale ha aggiunto: "Dove siamo andati all'estero, ci siamo trovati sempre bene partendo da questo principio: non voler imporre la nostra cultura, ma mischiarla con quella dei Paesi nei quali andiamo. Cultura generale e cultura di calcio".

I consigli dati dal mister, sulla base della sua lunga esperienza, sono soprattutto rivolti alla promozione di questo sport a livello popolare.

"Il calcio è uno sport del popolo, e non può essere uno sport di pochi. Se vogliamo migliorarlo, ci vogliono strutture, ma non strutture di grandi costi. Si deve partire dal recupero di piccole aree, dove i bambini possano andare a giocare a pallone. Ci vogliono spazi liberi e laddove questi spazi non ci sono, basterebbe, per qualche ora, toglierli alle macchine e lasciarli ai bambini".

"Poi ci vogliono insegnanti" – prosegue Ulivieri – "e ci vuole che i ragazzi abbiano del tempo per andare a giocare a calcio. In questo momento la scuola italiana sta sbagliando, perché i nostri ragazzi passano troppo tempo in aula e poco fuori. Ma bisogna tornare indietro, i bambini hanno diritto al gioco". La quarta condizione è che si riesca a stimolare la passione: il gioco del calcio non come impegno, ma come frutto di un vero interesse.

Quanto al ruolo delle scuole calcio, il mister di San Miniato ritiene che queste ultime non bastino da sole. "I bambini per cominciare a praticare questo sport hanno bisogno di spazi di 40 x 30 metri. Spazi liberi dove possano andare a giocare quando vogliono. Se noi pensiamo di risolvere tutte le cose con le scuole calcio, è dimostrato anche in Italia, non ce la facciamo. Ci vogliono le scuole calcio, ma ci vuole anche che i ragazzi vadano a giocare nelle strade o nelle piazze".

Queste le ricette del presidente dell'A.I.A.C per far diventare la Cina una grande nazione del pallone. La collaborazione tra l'Associazione Italiana Allenatori Calcio e la Repubblica Popolare è cominciata qualche anno fa e nasce dalla volontà del Paese di arrivare ai vertici del calcio mondiale. "Noi siamo parte delle istituzioni in Italia, quindi il primo nostro confronto credo che debba essere con i ministeri, la federazione, ecc. Solo in un secondo momento con quella che può essere la parte privata, quindi le società di calcio, gli imprenditori e via discorrendo".

Col mister, infine, abbiamo parlato anche dell'importanza rivestita dagli allenatori stranieri, che, con il loro bagaglio culturale, possono dare tanto al sistema calcistico cinese in termini di esperienza e know-how tecnico. Qui, il consiglio di Ulivieri, è di aiutare la Cina a creare una classe di allenatori propria.

"Credo che se una nazione vuol crescere, debba creare i propri allenatori. All'inizio anche noi abbiamo avuto tecnici stranieri. Arrivavano ungheresi, inglesi… ma alla fine abbiamo cominciato a formare i nostri allenatori. L'obiettivo della Cina in questo momento dovrebbe essere proprio questo e noi vorremmo aiutarli, se loro vogliono", conclude il presidente dell'A.I.A.C.


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