Da un lato attacca la Cina, ma dall’altro ci vuole guadagnare. Scott Morrison soffre forse di disturbi mentali?

2020-12-04 19:25:35
Comment
Share
Share this with Close
Messenger Messenger Pinterest LinkedIn

Parlando di politici bravi a cambiare faccia nell’ambito della politica internazionale, il primo ministro australiano Scott Morrison è assolutamente uno dei primi. Dopo che ha chiesto alla Cina delle scuse per l’ “incidente della vignetta”, ha cambiato improvvisamente i toni, dichiarando apertamente il 3 dicembre di volere portare avanti “contatti costruttivi” con la Cina, dicendo anche che “i rapporti tra Australia e Cina sono mutualmente vantaggiosi, favorendo entrambi i Paesi”. Da un lato, Morrison non ha mai smesso di diffamare la Cina; dall’altro, intende guadagnarci. Non sarà che soffre di disturbi mentali?

Rivolgendo lo sguardo agli ultimi due anni, da quando è salito al potere, Morrison ha adottato una serie di politiche speculative: a livello politico, ha seguito da vicinissimo i passi degli Usa, lanciando frequentemente attacchi alla Cina; mentre, sul fronte economico, ha cercato di sfruttare i vantaggi creati dallo sviluppo cinese.

In un articolo di analisi pubblicato di recente dal New York Times, si legge che il motivo per cui l’Australia sta continuando ad alimentare le dispute con la Cina su una serie di questioni - Mar Cinese Meridionale, Hong Kong e Xinjiang - è solo che vuole dimostrare il proprio valore davanti agli Usa.

Da tempo la Cina è il maggiore partner commerciale dell’Australia, nonché la principale destinazione delle sue esportazioni. Secondo i dati resi noti dall’Ufficio di Statistica australiano, nel 2019, l’export australiano in Cina ha rappresentato il 38,2% del volume totale delle sue esportazioni, con il surplus commerciale verso la Cina che è cresciuto del 51,1%. Secondo un’analisi modellistica condotta da alcuni economisti australiani, se il volume del commercio tra Cina e Australia si riducesse del 95%, il Pil australiano registrerebbe una perdita pari al 6%. Un mercato dal potenziale pressocché illimitato come quello della Cina, dove pensano di trovarlo i politici come Morrison?

Vale la pena notare che, nello stesso giorno in cui Morrison ha detto di voler stabilire dei contatti con la Cina, il Parlamento australiano ha approvato un disegno di legge che darà il potere al governo federale di imporre il veto su qualsiasi accordo raggiunto con l’estero dai singoli Stati australiani. Secondo quanto illustrato dalla Reuters, l’ambito di applicazione di questo disegno di legge, dopo la sua ratifica, include evidentemente anche un accordo firmato nel 2019 dallo Stato australiano di Victoria con la Cina, nel quadro dell’iniziativa “Belt&Road”. “Questo sarà motivo di un ulteriore peggioramento delle relazioni tra i due Paesi”, secondo Melissa Conley Tyler, ricercatrice dell’Università di Melbourne.

Related stories

Condividi

Articoli più letti

Mai senza Pai

00:04:31
Dialogo tra Pai e Giulia Bolcato, soprano e cantante lirica italiana
00:00:44
Cina: l'economia "fredda" diventa calda con apertura degli impianti sciistici in molte zone
00:00:30
La popolazione di cavalli selvaggi di Przewalski in Cina supera i 700
00:04:53
Banana Boys, nuovo format di Studio Tiramsù
00:09:55
IN VIAGGIO CON PAI-Guangxi, Inizia un road trip di Pai nel Guangxi tra villaggio di minoranza etnica, campo di riso terrazzato e spaghetti di riso…
00:00:55
Cinese in pillole-come si dice in cinese “birra”?