Il cosiddetto “guardiano dei diritti umani” ha almeno un po’ di ritegno?

2020-06-11 22:23:25
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“E’ ora che gli Usa accettino che l’indagine, il controllo e il verdetto sul loro operato, proprio come loro fanno nei confronti degli altri Paesi”. Queste parole sono comparse nel testo di una lettera scritta recentemente dall’American Civil Liberties Union e inviata al Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu. L’American Civil Liberties Union ha chiesto all’Onu di convocare una riunione d’urgenza per discutere delle violenze con cui la polizia statunitense ha risposto alle recenti manifestazioni. La lettera ha inoltre sottolineato che l’Onu ha bisogno di appoggiare le richieste della società americana, indagando sulle responsabilità del governo statunitense per violazione dei diritti umani.

Negli ultimi 10 giorni o poco più, la grande ondata di manifestazioni a sostegno dei diritti umani suscitata dalla morte del cittadino afroamericano George Floyd si è riversata su tutto il territorio degli Stati Uniti. Secondo i risultati di un sondaggio pubblicato congiuntamente l’8 giugno da Wall Street Journal e da NBC, il 80% degli statunitensi ritiene che il loro Paese sia al momento fuori controllo. Perché l’unica super potenza del globo si trova ad affrontare un destino così tragico? Secondo un articolo pubblicato l’11 giugno dall’Istituto cinese del diritto umano cinese intitolato “L’epidemia di Covid-19 evidenzia la crisi dei “diritti umani all’americana”, il governo statunitense ha una visione corta, compie abusi, è stato inefficiente e irresponsabile nel fronteggiare l’epidemia; Questo non ha soltanto causato la tragedia di contagio di 2 milioni di cittadini e più di 110 mila morti, ma ha anche pienamente esposto e indotto al peggioramento i problemi esistenti da tempo negli Usa: lo scollamento della società, il divario sempre maggiore tra ricchi e poveri, la discriminazione razziale e l’insufficiente garanzia dei diritti e degli interessi delle fasce di deboli. Tutte queste questioni ancora aperte hanno provocato un tragedia dei diritto umani in cui il popolo statunitense si trova immerso.

Tutto questo ha fatto nuovamente conoscere all’opinione pubblica che i politicanti statunitensi che si vantano da sempre di “essere i guardiani dei diritti umani” anche se in realtà sono dei produttori di disastri nell’ambito dei diritti umani. Secondo i commenti pubblicato dal sito britannico “The Independent”, gli Usa hanno sempre parlato di diritti umani, anche se trascurano i propri doveri in questo settore manifestando pubblicamente la loro indifferenza nei confronti della vita del popolo. Secondo una dichiarazione rilasciata dal ministero degli Esteri russo, le manifestazioni su vasta scala avvenute negli Usa riflettono l’aspetto più evidente del “doppio standard” sostenuto da Washington e questo ha fatto sì che i diplomatici Usa che promuovono la cosiddetta libertà, democrazia e il concetto del valore dei diritti umani, si trovino ora in una posizione imbarazzante. Secondo quanto paragonato recentemente dalla celebre rivista statunitense “Politico”, se gli Usa di oggi fossero un “altro Paese”, i diplomatici statunitensi potrebbero seguire un scenario per tutti noi molto familiare: si interesserebbero al caos, dichiarerebbero che il governo dovrebbe permettere manifestazioni pacifiche, solleciterebbero le forze di sicurezza ad usare moderazione e condannerebbero le azioni della polizia contro i giornalisti. Tuttavia, quando questo “altro Paese” sono gli Stati Uniti stessi, la sceneggiatura viene completamente sovvertita.

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