La ricetta di Pechino per assorbire l’impatto della pandemia di Covid-19

2020-05-23 11:27:53
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Venerdì mattina, quasi 3000 deputati si sono riuniti nella Grande Sala del Popolo di Pechino dando inizio alla terza sessione della XIII Assemblea Popolare Nazionale. L’immagine della platea di deputati, muniti tutti di mascherina mentre occupavano ordinatamente i loro posti, testimonia l’eccezionalità dei tempi che stiamo vivendo.

È la prima volta in 22 anni che la convocazione del “parlamento cinese” – così viene spesso definita in Occidente l’APN – slitta a fine maggio. La ragione è nota tutti: l’avvento di una pandemia che ha invaso rapidamente vasti territori e continenti, scombussolando le traiettorie del mondo e facendo emergere nuove e difficili sfide in ogni area del pianeta. Questo nonostante le misure straordinarie, poi rivelatesi efficaci, adottate prontamente dalla Cina abbiano in poche settimane messo un argine all’ulteriore diffusione del virus all’interno del Paese.

Questa mattina il premier cinese Li Keqiang ha definito l’emergenza coronavirus il “più difficile incidente di sanità pubblica in termini di prevenzione e controllo mai verificatosi in Cina dalla fondazione della Repubblica Popolare”, parlando anche di sfide e rischi senza precedenti per lo sviluppo del Paese. Occorre, pertanto – ha specificato il primo ministro cinese –, “adoperarsi per limitare al massimo i danni causati dall’epidemia e lavorare alacremente per portare a termine i compiti e gli obiettivi di sviluppo economico e sociale di quest’anno”.

In soccorso alle tante domande che ci siamo posti in questi ultimi giorni – quale road map programmerà Pechino per risollevare il Paese dal duro impatto della pandemia di Covid-19? quali misure adotterà sul piano della politica monetaria e fiscale? quale sarà l’obiettivo di crescita annuale? quali politiche saranno formulate per estirpare definitivamente la piaga della povertà? – è arrivato proprio Li Keqiang questa mattina, leggendo il consueto rapporto sul lavoro del governo, all’interno del quale sono stati tracciati i binari lungo cui sarà instradata la politica interna ed estera della Cina nei mesi a seguire. Un documento fondamentale per capire quale ricetta ha architettato la leadership cinese per assorbire l’impatto prodotto dalla pandemia di Covid-19, in un anno che si è profilato subito assai insidioso per Pechino.

I temi affrontati al consesso sono stati numerosi, ma ciò che ha catalizzato maggiormente l’attenzione degli osservatori internazionali è stata la presentazione della strategia cinese anti-covid. Su questo fronte, il governo cinese ha provveduto a tratteggiare il quadro della prossima fase di prevenzione e controllo, annunciando un robusto pacchetto di misure volte a rafforzare il sistema sanitario cinese e intensificare la cooperazione internazionale nella lotta contro la pandemia.

Nelle settimane e nei mesi che seguiranno non bisognerà abbassare la guardia. Le misure di prevenzione e controllo dovranno continuare a inframmezzare le nostre giornate, diventando la norma fino a quando la comunità internazionale non avrà sviluppato un vaccino efficace. A tal proposito, sono importanti le parole pronunciate dal presidente cinese Xi Jinping all’apertura della recente Assemblea Mondiale della Sanità, che confermano l’impegno profuso dal gigante asiatico nella risposta globale al Covid-19: “La Cina stanzierà nell’arco di due anni 2 miliardi di dollari in aiuti internazionali per sostenere la lotta contro l’epidemia e la ripresa economica e sociale dei Paesi più colpiti, in particolare quelli in via di sviluppo”. Proprio quelli più fragili di fronte alla pandemia.

Un altro tema su cui sono stati puntati i riflettori è l’edificazione della xiaokang shehui, che quest’anno dovrà giungere a pieno compimento. “Edificare la xiaokang shehui significa soprattutto impegnarsi per una società sostenibilmente prospera, affrontare gli squilibri economici, territoriali, climatici. In qualche occasione Xi Jinping ha sostenuto come esempio quello dell’istruzione: non più istruzione per tutti, piuttosto la migliore istruzione per tutti”, ha affermato ai microfoni del CMG Daniela Caruso, docente in “Chinese Studies” alla International University for Peace-ONU-Rome. “L’espressione è antica. Nel ‘Libro delle Odi’, scritto tra il X e il VII sec. a.C., il termine ‘xiaokang’ viene usato per la prima volta allo scopo di descrivere una vita confortevole. Esso riappare poi nel ‘Libro dei Riti’ (pervenutoci da un’edizione del II sec. a.C., ma più antico), un altro testo classico, dove ‘xiaokang’ è utilizzato per descrivere una società molto vicina alla perfezione. Definire la società ‘xiaokang’ una società benestante appare forse riduttivo nella misura in cui l’aggettivo venga filtrato dalle categorie dell’economia occidentale. Arriva allora in soccorso un’altra traduzione molto più pregnante e che, forse, rispecchia in modo più fedele le intenzioni della leadership cinese che è quella di costruire una società ‘moderatamente prospera’. Ed è quel ‘moderatamente’ che esprime obiettivi di equilibrio e pace sociale faticosamente ricercati fin dalle epoche più remote”, prosegue la professoressa Caruso.

Obiettivi, questi, che Pechino ha sempre avuto molto a cuore e che trovano il loro naturale “sbocco” nell’eliminazione della povertà. Nel rapporto sul lavoro del governo, il premier cinese ha ribadito che questo target sarà portato a termine nei tempi previsti, rafforzando gli aiuti diretti alle zone ancora povere. Nonostante l’attuale contesto globale renda sicuramente più ardua questa sfida e la stessa leadership cinese abbia ammesso che “ogni compito sarà più pesante”, i numeri sembrano stare dalla parte cinese, confermando i grandi sforzi profusi dalla Cina per perorare la causa della lotta alla povertà.

L’anno scorso il numero di poveri nelle aree rurali è diminuito di 11,09 milioni, con l'incidenza della povertà scesa allo 0,6%. “Secondo i dati forniti dalla Banca mondiale, oltre 850 milioni di cinesi sono stati portati al di sopra della soglia di povertà in circa quarant’anni di riforme e il tasso di povertà è sceso dall’85% del 1981 allo 0,7 del 2015. Si tratta di numeri che meravigliano non poco”, sottolinea Daniela Caruso, la quale conclude: “Chiuderei questa riflessione sulla lotta alla povertà citando il caso del Jiangsu: la provincia costiera con ottanta milioni di abitanti che dichiara di avere ormai solo 17 persone che vivono in stato di povertà, al gennaio del 2020. Naturalmente non sappiamo quanto sia attendibile questa notizia che ha scatenato un dibattito intenso; quello che di certo comunica è che, in quella provincia, l’obiettivo del 2020 sarebbe stato raggiunto”.

A causa delle incognite affiorate nel contesto globale e ai tanti fattori di incertezza, all’apertura dei lavori non sono stati svelati gli obiettivi di crescita per il 2020. L’anno scorso il PIL cinese è ammontato a 99,1 trilioni di yuan, registrando una crescita del 6,1%, ma quest’anno, a causa dell’avvento della pandemia di Covid-19, è destinato ad andare incontro a un forte ridimensionamento. Sempre sul fronte economico, sono stati annunciati ulteriori tagli delle tasse e delle spese amministrative per un totale di circa 500 miliardi di yuan. È stato stimato inoltre per quest’anno un rapporto deficit / Pil superiore al 3,6%, con il disavanzo in aumento di 1 trilione di yuan rispetto allo scorso anno. Saranno emessi anche 1 trilione di yuan di titoli di Stato speciali destinati alla lotta contro l’epidemia. Questa somma di 2 trilioni sarà trasferita a livello locale e destinata principalmente alla tutela dell’occupazione, dei mezzi di sussistenza di base e dell’ordine del mercato.

Particolare attenzione continua a essere dedicata anche all’innovazione tecnico-scientifica. C’è la volontà infatti di accelerare la costruzione di laboratori internazionali e approfondire la cooperazione internazionale in materia di scienza e tecnologia. Nel rapporto sul lavoro del governo si è parlato anche di upgrading del comparto manifatturiero e di sviluppo delle industrie emergenti, nonché di aumento consistente dei prestiti a medio e lungo termine nel settore manifatturiero.

Particolare enfasi è stata posta anche sul ruolo dell’economia digitale, già da tempo dotata di solidità e dinamicità nel gigante asiatico, tant’è che, secondo le stime, dovrebbe arrivare a occupare il 51,3% del PIL cinese entro il 2023. Secondo uno studio condotto da IDC, società mondiale specializzata inricerchedi mercato, la spesa delle aziende cinesi per la trasformazione digitale ha superato nel 2019 la soglia del 51% dell'importo totale per la tecnologia dell'informazione.

Un tema che invece desta preoccupazione, soprattutto alla luce delle tante ricadute prodotte dalla pandemia di Covid-19, è quello dell’occupazione. A questo proposito, nel rapporto sul lavoro del governo è stato fissato un obiettivo ambizioso: assicurare 9 milioni di nuovi posti di lavoro, contenendo la disoccupazione intorno al 6%. Numerose anche le iniziative tese ad assorbire la domanda dei neolaureati.

Altro tema centrale riguarda la discussione della bozza del primo Codice Civile, composta da 1.260 articoli, divisi in 7 sezioni (disposizioni generali, diritti reali, contratti, diritti della persona, matrimonio e famiglia, successioni e responsabilità per violazione dei diritti). Per molti, una tappa fondamentale lungo il percorso di modernizzazione del sistema giuridico della Repubblica Popolare Cinese.


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