"Cina e Italia unite contro il Covid-19":Per combattere l’epidemia non si può fare a meno della cooperazione internazionale

2020-04-06 21:16:55
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Dopo quindici giorni di intenso lavoro, il primo aprile, il secondo team cinese di medici esperti inviato in Italia ha concluso la sua missione, mettendosi in viaggio verso la Cina. Dopo il suo arrivo a Milano il 18 marzo, il team cinese composto da 13 medici si è recato in quattro comuni di due regioni italiane, dove ha visitato diverse strutture ospedaliere, entrando per due volte nell’area rossa di Bergamo. Durante la sua permanenza in Italia, la squadra cinese ha incontrato in diverse occasioni numerosi connazionali e ha donato materiale sanitario alle parti interessate, illustrando l’esperienza cinese e trasmettendo la premura della Cina.

Il 3 aprile, il prof. Qiu Yunqing, capo della missione e vice direttore del Primo Ospedale della Provincia dello Zhejiang, una volta rientrato nella sua provincia, dove si è messo in quarantena, ha concesso per la terza volta una video-intervista a un nostro corrispondente. Il prof. Qiu Yunqing ha risposto a una serie di domande sulle cose che lo hanno più impressionato durante la missione in Italia, sulla cooperazione internazionale portata avanti con la controparte italiana nella lotta contro la Covid-19 e sul tema “il virus non conosce confini nazionali”.

Avanzare eroicamente nelle tenebre

Ripercorrendo quanto fatto negli ultimi 15 giorni dalla missione in Italia, il prof. Qiu ha avuto tanto da raccontarci. Quando gli abbiamo chiesto cosa lo avesse impressionato profondamente, l’esperto cinese ha parlato nuovamente del personale medico e paramedico che sta combattendo in prima linea in Italia il coronavirus, in particolar modo dei medici che operano nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Bergamo, dove si è recato per due volte.

Secondo i dati aggiornati al 2 aprile, i casi di contagio tra il personale sanitario in Italia hanno superato quota 10mila, causando 69 vittime. L’alta intensità di lavoro, le enormi pressioni psicologiche esercitate dai rischi di contagio e la mancanza del necessario equipaggiamento protettivo, hanno portato medici e infermieri a sentirsi come avvolti nelle tenebre. Ma questi angeli col camice bianco continuano a lottare risolutamente contro l’epidemia rimanendo saldi ai loro posti di guardia e marciando eroicamente nelle tenebre.

In questo periodo, l’intera società del Belpaese si è unita di fronte all’epidemia di Covid-19, elargendo donazioni per finanziare il progetto dell’Ospedale Fiera di Milano. La missione cinese ha visitato questa struttura ospedaliera temporanea, denominata il “Huoshenshan” d’Italia. Gli italiani hanno completato il progetto in soli dieci giorni, in passato ci sarebbero voluti un paio d’anni, persino i media locali lo hanno considerato un “miracolo”.

Presso l’Ospedale della Fiera di Milano, la progettazione eseguita sulla base di criteri scientifici e razionali e la raffinatezza dei lavori hanno lasciato un’ottima impressione alla missione cinese. Nella zona delle malattie infettive, la divisione delle varie aree è assai rigorosa e viene evidenziata con diversi colori. Accanto a ogni posto letto, è stato installato un ventilatore polmonare. L’intera zona dei ricoveri è suddivisa in cinque aree, e i pazienti ricoverati in ciascuna area saranno curati dallo stesso gruppo di medici e infermieri. Ogni area, inoltre, è relativamente indipendente dalle altre. Tutti i reparti sono a pressione negativa, con un’ottima disposizione del sistema di ventilazione e delle tubazioni dell’ossigeno.

Il completamento dell’ospedale, considerato un “miracolo”, darà coraggio e speranza a tutti i medici e paramedici che marciano eroicamente nelle tenebre.

Sarà intensificata la cooperazione internazionale contro l’epidemia

Il team di esperti cinesi si è recato due volte presso l’Ospedale Luigi Sacco di Milano, dove ha visitato il laboratorio P4 e ha avuto scambi approfonditi con gli esperti della controparte sui farmaci antivirali. Essendo l’ospedale per le malattie infettive più avanzato in Italia, il Sacco di Milano dispone di un laboratorio P4 e di tre laboratori P3. Senza nascondere le sue emozioni, il prof. Qiu ci ha raccontato che un ospedale dotato di diversi laboratori di primo livello possiede sicuramente grandi capacità di ricerca scientifica.

Quanto alla possibile collaborazione bilaterale nella lotta contro l’epidemia, il prof. Qiu ha osservato che l’Ospedale Luigi Sacco dispone di ottimi laboratori P3 e P4, dove sono stati isolati diversi ceppi virali, sottolineando che la struttura sta portando avanti tanti lavori fondamentali nella ricerca scientifica. Secondo il prof. Qiu, intensificare la cooperazione nel campo della ricerca di base riveste un significato particolarmente importante per la ricerca eziologica.

Grazie a due incontri professionali, la missione cinese e l’Ospedale Luigi Sacco hanno valutato altamente la reciproca capacità specialistica e sperano di mantenere contatti e di continuare a cooperare in futuro in settori quali la prevenzione e il controllo dell’epidemia di Covid-19, la diagnosi e il trattamento clinici dei casi d’infezione, la ricerca scientifica e lo sviluppo dei farmaci. Nell’ambito della ricerca futura sulla Covid-19, la missione cinese e il laboratorio P4 dell’Ospedale Sacco di Milano coopereranno a stretto contatto per studiare le differenze dei coronavirus in Cina, in Italia e negli altri Paesi; mentre nel settore dei farmaci antivirali, entrambe le parti sperano di rafforzare la cooperazione e di implementare quanto prima i risultati delle ricerche condotte nelle prime linee ospedaliere, portando benefici all’intera umanità.

Viviamo insieme in una comunità umana dal futuro condiviso

Il prof. Qiu Yunqing si occupa di prevenzione e cura delle malattie infettive. Secondo lui, a partire dalla SARS del 2003, ogni uno o due anni nel mondo si è verificata la diffusione di malattie infettive virali o batteriche che hanno prodotto gravi ricadute sulla salute dell’umanità, pertanto il virus non conosce confini nazionali.

Il giorno dell’intervista i casi di contagio da Covid-19 nel mondo hanno superato quota un milione. Con l’epidemia che diventa sempre più grave, nei giorni scorsi il presidente cinese Xi Jinping ha avuto colloqui telefonici con i capi di Stato di diversi Paesi e, durante il Summit straordinario del G20 tenutosi il 26 marzo, ha sottolineato nuovamente che le gravi malattie infettive rappresentano nemici comuni dell’intera umanità.

A tal riguardo, il prof. Qiu ha detto: “Ogni volta che un nuovo virus colpisce la salute umana, penso al fatto che il virus sia invisibile e irraggiungibile, con una velocità di diffusione molto alta. Sebbene oggi il livello sanitario nel mondo sia già molto elevato, quando ci si trova davanti a una nuova malattia infettiva virale o causata da altri agenti patogeni, le contromisure che si possono adottare sono assai limitate. Lo sviluppo di farmaci o vaccini richiede molto tempo. La battaglia può essere vinta solo se i popoli di tutto il mondo uniscono le loro forze per studiare i problemi legati alla prevenzione e al trattamento di questi virus”.

Scolpito nella memoria

Le tre video-interviste degli ultimi quindici giorni hanno ridotto la distanza che intercorre tra il team cinese e il nostro giornalista: tra Beijing e Milano c’è solo uno schermo. Proprio come accadde dopo il terribile terremoto di Wenchuan nel 2008, quando il governo italiano inviò subito un team sanitario, oggi, di fronte all’epidemia di Covid-19, la Cina ha mandato senza esitazione una missione di medici esperti con al seguito materiale sanitario. Il vincolo speciale creato da questa amicizia fondata sugli aiuti reciproci ha unito strettamente i due Paesi, e verrà ricordato per sempre non solo dalla storia, ma anche da ogni cinese e italiano.

La Cina e l’Italia, dal 2008 al 2020, sono passate attraverso il tempo e lo spazio, e adesso si ritrovano fianco a fianco a combattere e salvare vite umane. Questa amicizia e queste emozioni, anche se difficili da esprimere a parole, saranno ricordate per sempre.

Su richiesta del nostro giornalista, prima di rientrare in Cina, i medici della missione cinese hanno tolto per un attimo le mascherine. Nel corso del colloquio, il prof. Qiu ha detto che, sebbene parlassero lingue diverse, i medici e gli infermieri italiani e gli esperti cinesi potevano capirsi con uno sguardo. Ogni volta che si sono recati negli ospedali, hanno visto medici e infermieri italiani salutare davanti alle finestre o da lontano, e alcuni colleghi italiani si toglievano perfino la mascherina, mostrando splendidi sorrisi. Tutto ciò verrà ricordato dal team cinese.

In questo momento, il giornalista riesce a comprendere realmente le parole pronunciate dal chirurgo del team sanitario italiano Giuseppe Crocetti nel giugno del 2008 a Mianzhu nella provincia cinese del Sichuan: La sera saremo in Italia, io sarò nel mio giardino a casa. Per ricordarmi di voi, vi manderò un bacio e via satellite, via stellare vi arriverà il mio saluto. Siamo contenti di essere stati qui e ricorderemo per sempre i vostri sorrisi.

Guardando verso l’alto, siamo sotto lo stesso cielo stellato, la Cina e l’Italia camminano di nuovo insieme. Dopo aver trascorso questa notte buia, si presenterà sicuramente un avvenire luminoso.

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