Al via la Settimana della cucina italiana in Cina

2019-11-19 18:39:19
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BEIJING, 15 novembre – Si è aperta oggi, con una cena presso l’Ambasciata d’Italia dedicata ai media cinesi, la quarta edizione della Settimana della cucina italiana in Cina, iniziativa ideata per promuovere il meglio dell’offerta culinaria del Bel Paese e i prodotti agroalimentari “Made in Italy”.

Il programma delle attività previste supera le 100 iniziative in ben 14 città cinesi e si articolerà ben oltre le date ufficiali della Settimana della cucina (18-24 novembre). Si tratta di seminari, conferenze, corsi di cucina, degustazioni, concerti e mostre fotografiche che si svolgeranno non solo nelle grandi metropoli come Beijing, Shanghai, Hong Kong, Canton e Chongqing, ma anche in località come Sanya, Leshan e Kunming. Un’offerta particolarmente ricca e variegata di eventi messa a punto dall’Ambasciata e dai Consolati Generali in collaborazione con Agenzia ICE, Camera di Commercio, ENIT, Accademia della Cucina Italiana.

Quest’anno il testimonial della Settimana della cucina italiana in Cina è lo chef Luigi Nastri, uno dei volti più innovativi del panorama culinario italiano, impegnato su argomenti di grande attualità come la lotta allo spreco alimentare e la corretta alimentazione per i bambini.

“Abbiamo deciso di affrontare il tema di questa edizione, ovvero Educazione alimentare: cultura del gusto, organizzando approfondimenti su tematiche molto importanti come il rapporto fra cibo e sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare, educazione e nutrizione. Si tratta di contenuti di grande rilevanza qui in Cina, sui quali l’Italia ha molto da offrire”, ha spiegato l’Incaricato d’Affari Giuseppe Fedele.

“In questo contesto – ha aggiunto Fedele – punteremo molto sulla promozione della Dieta Mediterranea, valorizzandone alcuni aspetti in particolare. Spiegheremo innanzitutto che, anche grazie alla nostra cucina, così sana ed equilibrata, l’Italia è uno dei Paesi più sani al mondo. Un’altra caratteristica che vogliamo valorizzare con il pubblico cinese è la qualità dei nostri prodotti agroalimentari, con l’obiettivo di ampliare i margini per il nostro export in questo settore”.

Da parte sua il Direttore dell’Ufficio ICE di Beijing Gianpaolo Bruno ha commentato: “Il tema della formazione, in tutte le sue declinazioni, è al centro delle attività messe in campo dall’Agenzia ICE di concerto con l’Ambasciata Italiana in Cina per questa quarta edizione della Settimana della Cucina Italiana” “In collaborazione con importanti partner italiani e cinesi come Slow Food Italia, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e la Beijing Union University punteremo a fornire un contributo al percorso di educazione alimentare e del gusto a beneficio degli studenti di Istituti professionali e dei cuochi, fondamentali attori di scelte alimentari che possono cambiare le modalità di produzione e consumo di cibo".

“In stretto coordinamento con l’Ambasciata d’Italia nella RPC, la Camera di Commercio Italiana in Cina ha voluto anche quest’anno mettere in risalto non soltanto gli aspetti economico e commerciali del settore agroalimentare attraverso attività di promozione e ludiche, ma anche quelli di carattere sociale questa volta sensibilizzando i nostri ospiti attraverso i temi dello spreco alimentare dell’alimentazione sana ed equilibrata nei primi anni di vita”, ha chiarato il Presidente della Camera Davide Cucino.

Come tutti gli anni anche 100ITA, marchio registrato a livello globale con lo scopo di proteggere, promuove e preservare l’origine dei prodotti agroalimentari e vitivinicoli Made in Italy, si è unito al vastissimo programma istituzionale di promozione realizzato in Cina.

“L’Italian Sounding è uno dei temi che noi di 100ITA ci impegnamo quotidianamente a mitigare, ed eventi promozionali ed informativi coordinati istituzionalmente come la “settimana mondiale della cucina italiana” non possono che mitigare tale problema che ad oggi, da una parte fa perdere 60 miliardi di euro di esportazioni all’estero ai produttori italiani e dall’altra non tutela il consumatore in quanto 2 prodotti su 3 venduti all’estero con segni distintivi che richiamano l’Italia non sono nella realtà prodotti italiani”, ha commentato Cristiano Fagioli project leader di 100ITA.

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