Il mio costante amore per l'Italia

2020-11-05 08:57:30
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di Luo Hongbo

Questo è un anno memorabile, non solo perché è il 50esimo anniversario dell'allacciamento di relazioni diplomatiche tra Cina e Italia, ma anche cheperché sono passati 50 anni da quando ho cominciato ad impegnarmi unin una ricerca dedicata all’Italia. Nell’arco di questi 50 anni mi sono recata in Italia per ulteriori studi e ho collaborato con diversi istituti italiani di ricerca;s;.Devo dire chessono stata una beneficiaria delle politiche di riforme e apertura della Cina e del continuo sviluppo delle relazioni sino-italiane;;. hhHo condotto ampi e approfonditi scambi, e insieme collaborazioni con molti esperti, studiosi, funzionari governativi e imprenditori italiani; ho avuto la possibilità di instaurare una profonda amicizia con loro e ho assistito allo sviluppo delle relazioni amichevoli tra i nostri due Paesi.

Quando ero al liceo, ho iniziato a prestare attenzione all'Italia frequentando due corsi, uno di geografia e l’altro di storia del mondo. Prima di entrare all'università, holessi per caso un articolo scritto da Engels a sostegno del Revival MovementRisorgimento italiano. All'inizio dell'articolo, Engels paragonò l'italiano al "fiore più bello del giardino", e queste parole suscitarono in me una grande curiosità. Mi sono interessata alle lingue straniere e ho espresso il desiderio di imparare l'italiano. FinalmenteAlla fine ho ottenuto ricevutol'avviso di ammissionesono stata ammessa al dipartimento di lingua italiana presso la facoltà di lingue straniere delBeijing Broadcasting Institutel’Istitutouniversario di RadioPechinoBeijing Broadcasting Institute (oggi Communication University of China). Dopo la laurea, sono stata assegnata alla sezione italiana Dipartimentodi italianodi Radio Cina Internazionale del Central Bureau of Broadcasting, e ho assistito alla trasmissione della notizia sull'allacciamento delle relazioni diplomatiche tra Cina e Italia il 6 novembre del 1970.

Nel 1979, anno in cui la Cina lanciò la politica di riforma e apertura, ho avuto la fortunata opportunità di studiare all'Università della Calabria; lì c'erano altri 5 studiosi in visita e 10 giovani studenti universitari del secondo anno della Peking University, della Tsinghua University e dell’Università di Scienze e Tecnologia della Cina. Quello fu il primo gruppo di studio inviato in Italia dopo che la Cina haattuò le politiche di riforma e apertura. Il famoso chimico, professor Pietro Bucci, all’epoca rettore dell'Università della Calabria, era un attivo promotore degli scambi in materia di istruzione ed era solito dire che: “l'Università della Calabria è un ponte tra Italia e Cina”. In quell’ateneo ho frequentato i corsi di storia europea moderna ed ho incontrato il mio relatore, professor Michele Fatica. Non era un uomo alto, ma era forte e robusto, e a lezione parlava con una voce potente e chiara.

Dopo aver saputo che ero cinese, mi rivolse questa domanda: "Conosci Matteo Ripa?". Scossi la testa: “Non lo conosco”. Mi disse che Matteo Ripa fu un missionario che arrivò a Macao nel 1710. Successivamente si recò alla Città Proibita, dove le sue doti di scultore e pittore furono apprezzate dall'imperatore Kangxi. Nel 1724 Matteo Ripa tornò a Napoli con quattro studenti cinesi e, dopo tanti anni di lavoro fondò il Collegio dei Cinesi, primo nucleo dell’istituzione che poi sarebbe diventata l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Il professor Fatica sperava che potessi condurre delle ricerche insieme a lui sul diario di Matteo Ripa, tuttavia io gli spiegai che la Cina aveva appena attuato delle politiche di riforma e apertura e aveva bisogno di accelerare lo sviluppo. Allora Deng Xiaoping dichiarò: "Ogni popolo e ogni Paese deve imparare dagli altri popoli, conoscerne i punti di forza e le scienze e tecnologie più avanzate". Io speravo di saperne di più sulle caratteristicheesperienzedello sviluppo italiano e per questo motivo, oltre ai corsi di storia europea moderna, frequentai anche delle lezioni di economia.

Durante il mio periodo di studio presso l'Università della Calabria, il professor Fatica mi fu di grande aiuto. Quando aveva saputo cheNnon avevo soldi per comprare libri,e mobilitòincoraggiò i miei compagni di classe pera donarmi testi e dizionari. Con un atteggiamento amichevole e rispettoso nei confronti della Cina, nel 1982 il professor Fatica iniziò a studiare gli appunti di Matteo Ripa e molta letteratura relativa a questo tema. Nel 1991 e nel 1996 pubblicò rispettivamente il primo volume delle Memorie di Matteo Ripa (1705-1711) e il secondo volume (1711-1716). Inoltre il professor Fatica scrisse l’introduzione, insieme alle note e ai commenti ed elencò in appendice diversi altri documenti. Il successo di questa grande opera a cui lavorò per ben 14 anni fece di lui un esperto di fama internazionale sul personaggio e sull’operato di Matteo Ripa e fu invitato diverse volte in Cina per tenere delle conferenze.

Alla fine dell’ottobre 19821981terminai gli studi presso l’Università della Calabria, tornai in Cina e fui trasferita all'Istituto di Studi Europei dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS), che era appena stato creatoa, e da allora iniziai a dedicarmi ad alcune ricerche sull’Italia. A maggio del 1985 ebbi la fortuna di ottenere una buona occasione. Attraverso un’attività di “matchmaking” organizzata dall'ambasciata cinese in Italia, l'Istituto di Studi Europei creò una collaborazione con la Fondazione Agnelli a Torino. La Fondazione Agnelli fu creata nel 1966 per commemorare il centenario della nascita del senatore Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, allo scopo di sostenere le ricerche accademiche e promuovere nel mondo la conoscenza dell'economia, delle scienze, della società e della cultura italiana. Il dottor Marcello Pacini, all'epoca direttore della fondazione, fu un visionario: con la sua vigorosa attività di promozione, le due parti raggiunseroe un accordo per un progetto di cooperazione di cui fui nominata responsabile. Questa collaborazione durò per11 anni, fondammo la rivista "Italia oggi", scrivemmo e pubblicammo 6 monografiesull’Italia, tra cui "La via dell’industrializzazione italiana" (1991) e "Il Regno delle piccole e medie imprese - Italia" (1996) che svolsero unun importante ruolo di riferimento per l'industrializzazione e per lo sviluppo delle PMI della Cina.

Nel 1993, con il sostegno della Fondazione Agnelli, io e il prof.Rong Dianxinabbiamo tradotto e pubblicato il capolavoro del famoso storico, professor Giovanni Spadolini, "Gli uomini che fecero l’Italia --- La storia dell’Italia moderna attraverso i ritratti dei protagonisti". La versione in lingua cinese di quest’opera ha vinto il premio straordinario dell'Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS)e il premio culturale del Ministero degli Affari Esteri italiano. Su invito del comitato nazionale dell’Assemblea Popolare Nazionale cinese, il professor Spadolini, all’epoca presidente del Senato italiano, giunse in visitaa Pechino nel mese difebbraio del 1994a Beijinge partecipò alla cerimonia di presentazione dell’edizione cinese del libroin edizione cinese in Cina, organizzata dalla CASS. Nel corso dell’evento tenne un discorso in cui disse che al mondo esistono pochi Paesi geograficamente distanti ma con legami lunghi e fruttuosi come quelli che legano l’Italia alla Cina in ambito politico, economico e culturale. Secondo il professor Spadolini, i rapporti tra Italia e Cina rappresentano un aspetto glorioso della loro storia e una ricchezza che resterà nelle mani delle generazioni future. Spadolini espresse inoltre la speranza che i posteri possano considerare questi rapporti come un tesoro e continuare a coltivare il giardino dell'amicizia che è l’unica garanzia per la pace e il progresso dell’umanità. Ancora oggi, quando richiamo alla mente quel discorso, trovo le parole del professor Spadolini particolarmente ispiranti.

Nel commemorare il cinquantesimo anniversario dell'istituzione di relazioni diplomatiche tra Cina e Italia, non dobbiamobisognadimenticare il defunto amico, Pprofessor Luigi De Rosa, che ha offerto un importante contributo alla promozione degli scambi e della cooperazione in materia di scienze sociali tra Cina e Italia. Il Pprofessor De Rosa è stato uno dei più famosi storici dell’economia del XX secolo, noto anche per essere un autore prolifico. Nell'autunno del 1983, il professor De Rosa, all’epoca presidente della Commissione economica e statistica dell’Italia, visitò l'Accademia Cinese delle Scienze Sociali come rappresentante del CNR per discutere di progetti di cooperazione. Lavorai come interprete per lui durante la sua visita a Beijing. Nel 1996, ha pubblicato un influente articolo accademico “Il futuro economico sarà dell'Asia orientale?” (Rassegna Economica, N.3, luglio-settembre 1996), quando il mondo ha lodato il Giappone e i "quattro draghi asiatici" come rappresentanti dello sviluppo economico dell'Asia orientale, ha ricordato al mondo di non ignorare la Cina. “La grande trasformazione industriale dell’Asia orientale si è svolta, e si va svolgendo, all’insegna di una pluralità di contributi, ciascuno dei quali non manca di lasciare la sua impronta, ed anche la Cina, pur partendo da una condizione di relativa debolezza, è riuscita a imporvi il segno della sua mentalità e tradizione”. Il Pprofessor De Rosa utilizzò una serie di dati convincenti per dimostrare che l'economia cinese stava decollando e suggerì che l'Uel'UE,allora CEE,(compresa l'Italia) avrebbe dovuto rafforzare le sue relazioni economiche con la Cina.

Attraverso il professor De Rosa, l’Istituto di Sstudi Eeuropei dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali (CASS) collaborò per undici anni (2002-2013) con la rivista “Economia italiana/ Review of Economic Conditions in Italy” fondata nel 1947. Dal 2005 al 2013, il professor Paolo Savona e il professor Paolo Guirrieri, due famosi economisti, si avvicendarono nell’incarico di direttore scientifico, il dottor Michele Barbato fu direttore responsabile, e il professor Giovanni Farese fu responsabile della Redazione. Per adattarsi alla nuova situazione e rafforzare la cooperazione economica tra Cina e Italia, le due parti condussero più ricerche comparative sul tema degli interessi comuni, con la stesura e la pubblicazione di monografie.

Dopo essere andata in pensione, mi sono concentrata maggiormente sulla formazione di giovani studiosi dediti alle ricerche sull’Italia, organizzando attraverso l’Associazione cinese di Studi sull’Italia seminari di livello universitario e lavorando come capo editore di alcune opere accademiche relative all’Italia. Nel 2017, ho organizzato i lavori per la scrittura e la pubblicazione di “l'Italia che cambia”(a cura di medella sottoscrittae di Sun Yanhong), una ricerca condotta per il 70% da giovani studiosi. Quest'anno, mi occuperò di condurre insieme ad altri studiosi cinesi alcune ricerche sul tema di “scambio e cooperazione tra Cina e Italia in 50 anni di relazioni diplomatiche". La mia passione per l’Italia non è mai diminuita e forse il mio amore per questo Paese durerà per sempre.

(L’autrice è stata conferita il 1993 dal presidente della Repubblica italiana l'onorificenza di Cavaliere. È stata conferita il 1998 il premio culturale del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica italiana (visti i meriti per la conoscenza e la diffusione della cultura italiana in Cina). È stata conferita il 30 maggio 2005 dal presidente della Repubblica italiana l'onorificenza di commendatore ( II classe) .

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