Il commercio estero cinese volge da negativo a positivo

2020-07-28 15:39:12
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Il 14 luglio l’amministrazione generale delle dogane ha reso noto dei dati, in base a cui nel primo semestre dell'anno il valore totale delle importazioni e delle esportazioni di beni è stato di 14.24 bilioni di yuan, con una caduta del 3.2% su base annua e un calo di 1.7 punti percentuali rispetto ai cinque mesi precedenti. A giugno, sia le esportazioni che le importazioni hanno registrato una crescita positiva. Per influenza dell’epidemia di Covid-19, l’economia mondiale è entrata in profonda recessione, e il commercio internazionale e gli investimenti sono diminuiti in modo significativo. Quale prima potenza per commercio di beni e secondo paese per afflusso di capitale estero, la Cina ha assunto la guida nel rilanciare il lavoro e la produzione, compensando rapidamente gli anelli deboli della catena di fornitura nella catena di produzione mondiale, fornendo grande supporto di beni e materiali alle operazioni di lotta contro l’epidemia globale e guidando l’economia mondiale a rimettersi in carreggiata il prima possibile.

La trasformazione da negativa a positiva dei dati relativi al commercio con l’estero ha dimostrato che l’economia cinese, nel periodo post-Covid, è ormai uscita dal“momento buio” e che le sue fondamenta, caratterizzate da forte resilienza e buona tendenza a lungo termine non sono state scosse. Nella prima metà del 2020, il mondo ha vissuto diversi di importanza storica e si sono verificati frequentemente avvenimenti da “cigno nero” e “rinoceronte grigio”. In questo contesto l’ecomomia mondiale, ha subito gravi danni creando preoccupazioni per l’incertezza del futuro. Nel primo trimestre, il periodo più difficile, l’economia cinese ha subito un calo senza precedenti pari al 6,8%. In quel periodo la Cina ha applicato le rigorese misure di prevenzione epidemica, tra cui il lockdown delle città, la sospensione del lavoro e della produzione. Parte dell’opinione pubblica mondiale non ha compreso molto bene le misure messe in campo dal governo cinese, ritenendole troppo rigorose per via delle grandi conseguenze sull’andamento economico. Sei mesi dopo la realtà dei fatti ha provato che queste misure di prevenzione epidemica, rigide e scientifiche, hanno portato solo ad un temporaneo rallentamento dell’economia e nell’era post-Covid si stanno creando ampi spazi che consentiranno all’economia cinese di ripartire.

A giugno il PMI cinese è stato pari al 50,9%, superiore per 4 mesi consecutivi al Entrepreneurs confidence threshold. Secondo quanto riportato dal Reuters, la continua crescita del PMI cinese mostra un ampliamento e una accelerazione della produzione in Cina. Il direttore del Peterson Institute for International Economics, Adam Posen, ha affermato che la Cina ha adottato misure di risposta all’epidemia tempestive ed efficaci, che ha lavorato molto bene in ogni settore della sanità pubblica e che questo costituisce il punto chiave per il quale il paese ha realizzato una rapida ripresa economica e si è piazzato tra i primi Paesi al mondo che sono riusciti in questa impresa. Secondo quanto dimostrato dalle stasitiche, l’indice di nuovi ordini della Cina è cresciuto dal 50,9% di marzo scorso al 51,4% di giugno, realizzando quindi una crescita per tre mesi consecutivi. L’UNCTAD, Conferenza sul commercio e sullo sivluppo delle Nazioni Unite, ha previsto che quest’anno la cifra totale degli investimenti diretti esteri in tutto il mondo avrebbe visto una diminuzione del 40% rispetto al 2019, mentre la Cina ha realizzato a marzo scorso un aumento dell’utilizzo effettivo di investimenti esteri pari al 7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Il “Wall Street Journal” ha riportato che “molti dati economici hanno dimostrato che la Cina sta raccogliendo‘profitti’grazie alla sua risposta intransigente all’epidemia”.

Prendendo ad esempio il mercato dell’automobile, che riflette la prosperità economica, si era previsto che a giugno scorso in Cina la vendita di nuove auto avrebbe registrato un aumento dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo quota 2,28 milioni. Nel secondo trimestre, BMW ha venduto oltre 210 mila macchine in Cina, il 17% in più rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre in USA e in Europa la vendita del gigante automobilistico tedesco ha registrato rispettivamente una riduzione del 40% e del 46%. Julian Evans Pritchard, esperto di Capital Economics - un’istituzione di ricerca economica della Gran Bretagna, ha così ritenuto sulla base delle sue analisi:“La ripresa più rapida del settore manifatturiero e dei servizi a giugno e il costante condolidamento delle attività di costruzione edilizia hanno accelerato la crescita economica cinese. Il ripristino della normale attività economica del Paese continuerà a mantenere una tedenza stabile nei prossimi mesi”.

Recentemente, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha pubblicato il “Rapporto sulle prospettive economiche mondiali”, in cui si prevede che quest’anno la Cina sarà l’unico tra i principali enti economici in grado di realizzare una crescita positiva. "Il mondo ha bisogno della Cina ora più che mai", ha riportato il New York Times citando le parole di Kathy Matsui, capo stratega giapponese di Goldman Sachs: il mondo al suo interno è completamente interconnesso e per quasi tutte le entità economiche del nostro pianeta, la costante crescita economica cinese è di importanza cruciale.

Negli ultimi anni, la Cina ha continuato a portare avanti il processo di riforma al suo interno e ad ampliare l’apertura all’estero, promuolgando ed applicando la Legge sugli investimenti esteri. Con questa legge il Paese ha voluto migliorare l’ambiente commerciale, pubblicando durante il periodo dell’epidemia una nuova lista negativa sull’accesso degli investimenti esteri, composta da 33 articoli e che appare notevolmente ridotta. Le buone politiche hanno portato gli effetti previsti e l’evidente miglioramento dell’economia cinese ha decisamente sollevato il morale degli esperti stranieri di economia. Secondo Louis Kuijis, economista dell’ Oxford Economics inviato ad Hong Kong, l’economia continuerà a mostrare segni di ripresa ed ha migliorato la sua previsione della crescita del PIL cinese di quest’anno, che sarà di 1,2-1,7 punti percentuali rispetto al precedente.

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