Alessandra Cappelletti: ‘non ho motivo di lasciare la Cina, il virus non ha nazionalità’

2020-02-26 12:00:07
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Dopo lo scoppio improvviso dell’epidemia da nuovo coronavirus, molti stranieri che vivono in Cina hanno scelto di rimanere nel Paese e di seguire con attenzione gli sviluppi del contagio. Alessandra Cappelletti, italiana, insegna alla Xi’an Jiaotong-Liverpool University di Suzhou. Cappelletti ritiene che le misure di prevenzione e controllo dell'epidemia adottate dalla Cina stiano portando i loro frutti e ha detto che affronterà l’attuale situazione epidemica insieme ai cinesi.

Alessandra Cappelletti è professoressa associata presso il Dipartimento di relazioni internazionali della Xi'an Jiaotong-Liverpool University e ha lavorato per due anni presso l’ateneo cooperativo sino-britannico che si trova a Suzhou. Come in altre parti della Cina, Suzhou ha messo in atto misure di profilassi severe per contenere il contagio; ad eccezione di supermercati e farmacie, la maggior parte dei luoghi in cui le persone si radunano sono stati chiusi. Considerati i pochi nuovi casi di contagio confermati a Suzhou, Cappelletti ritiene che le attuali misure di prevenzione e controllo dell'epidemia stiano funzionando:

“In realtà mi trovo molto bene, nel senso che a Suzhou le autorità hanno messo in atto delle misure molto drastiche. Ritengo che le autorità debbano fare quello che stanno facendo e in questo modo sono riuscite a contenere l’espansione del contagio nonostante Suzhou sia una città che ha ricevuto moltissime persone da tutte le altre provincie. Poi c’è un’altra cosa molto importante: le autorità comunicano quotidianamente la situazione e tutte le novità direttamente sia ai residenti cinesi che a quelli stranieri - in inglese - dunque c’è un’informazione estremamente diretta e trasparente da parte delle autorità qui a Suzhou”.

Come molti, sin dallo scoppio della polmonite da nuovo coronavirus, Cappelletti ha seguito con particolare attenzione gli sviluppi dell’epidemia attingendo a diverse informazioni di carattere scientifico. Dalla consultazione di tabelle pubblicate dall'Organizzazione mondiale della sanità e che confrontano i dati relativi all’infezione da Covid-19 e da altri tipi coronavirus, ha potuto rendersi conto di come l'attuale bilancio delle vittime e il tasso di mortalità sono molto più bassi rispetto all’infezione da virus H1N1 apparso negli Stati Uniti nel 2009. Tuttavia, alcuni media all'estero hanno diffuso notizie non corrette che in casi estremi hanno calpestato le regole di base della deontologia giornalistica. Secondo Cappelletti questa nuova epidemia da coronavirus è stata usata da alcuni come strumento politico e per questo motivo alcuni giorni fa ha pubblicato una tabella sulla sua pagina di social media esortando gli utenti ad osservare i dati:

“Quando ero in Cina e c’era l’influenza suina negli Stati Uniti - era il 2009 - nessuno mi diceva ‘questo è il virus americano’ o ‘californiano’. Io penso che il virus non abbia una nazionalità. Il virus è un problema dell’umanità come genere umano e i giornalisti, gli analisti e gli studiosi dovrebbero aiutare a far capire come proteggersi senza dire ‘questo è il virus cinese’. Dunque ho postato una tabella che mette a confronto dei dati”.

Alessandra Cappelletti fa ora parte di un team di volontari che impartiscono lezioni di inglese agli studenti della provincia dello Hubei. Inoltre, attraverso la Croce Rossa Italiana è riuscita a raccogliere delle mascherine e a contribuire concretamente alla lotta della Cina contro la diffusione del Covid-19. Cappelletti ha ribadito la sua decisione di non lasciare la Cina nonostante l'epidemia:

“Anzitutto credo che quando si è in un Paese che si sente come casa propria e ci sono delle difficoltà, bisogna collaborare per fronteggiarle. In secondo luogo non penso che ci sia un livello di rischio tale da dover evacuare. Ovviamente siamo a rischio tutti, ma se mi ammalo sarò curata in ospedale e poi si vedrà. Insomma, è come in tutti gli altri Paesi; non mi sento più sicura in Italia o in Australia, quindi non c’era motivo di andare via”.

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