La Vita di Pi: "Nel mio cuore, la tigre assapora il profumo della rosa"
  2014-11-20 15:41:56  cri

"Vita di Pi", nominato a 11 premi Oscar, ha vinto come migliore colonna sonora ai Golden Globes 2013. E' un film di genere avventura, drammatico, fantastico diretto da Ang Lee e adattato sulla base dell'omonimo romanzo di Yann Martel, un best seller considerato "impossibile da portare sul grande schermo" a causa di tanti significati simbolici. Nell'arco di 4 o 5 anni, sotto la guida di Ang Lee, quasi 3000 collaboratori si sono impegnati per realizzarlo. Il film è stato prodotto nel 2012 in USA ed è uscito il 21 novembre 2012 (USA) e distribuito in Italia da 20th Century Fox il 20 dicembre 2012. Il colossal di Ang Lee è riuscito a raccogliere la bellezza di 60.1 milioni di dollari in tre giorni in 65 paesi (fuori dagli Stati Uniti), arrivando a un incasso complessivo di 302 milioni di dollari. 90 milioni li ha raccolti solamente in Cina. 

Ma perché vederlo? Il film è una vera e propria festa visiva, imperdibile per chi ama la magia del 3D. Una storia fantastica che vede protagonisti un giovane naufrago e una tigre, oltre a diversi altri animali - tutti creati in digitale - e con scenari magnifici e suggestivi, in particolare quelli notturni e subacquei. Non solo, ma anche una bella storia filosofica e, perché no, religiosa che fa riflettere tutti quanti sulla vita, sul modo in cui vediamo la fede, la disperazione, il dubbio e la speranza. Di che cosa parla questo film? Parla di un viaggio alla ricerca del rapporto con Dio. Protagonista è Pi, diminutivo di Piscine Molitor, figlio del proprietario di uno zoo che assieme alla famiglia e agli animali, per volere del padre, è costretto ad emigrare dall'India verso il Canada. Ma una tempesta tremenda colpisce la nave su cui viaggiano, lasciando Pi da solo su una zattera assieme a pochi animali, tra cui la scontrosa tigre Richard Parker, che presto sarà la sua sola compagna di viaggio, in mezzo all'Oceano.

Il naufragio è un argomento spesso trattato nei film di Hollywood, mentre il tema della sopravvivenza è spesso presente nei blockbuster occidentali. Un giovanne diciasettenne e una tigre del Bengala di 450 libbre hanno convissuto su una scialuppa di salvataggio nell'Oceano Pacifico per ben 227 giorni e sono riusciti a sopravvivere grazie alle minaccie reciproche...tutto ciò non è fiction o mitologia, bensì è una sorta di documentario mai presentato sul schermo, "la Vita di Pi", un'opera nuova del regista e vincitore del premio Oscar, Ang Lee. Il romanzo ononimo da cui il film è tratto è stato definito "assolutamente impossibile da riprodurre sul grande schermo".

Dall'inizio alla fine, non è presente alcun dialogo tra Pi e la tigre e tutte le scene ambientate nell'oceano e la stessa tigre sono stati progettati virtualmente. In precedenza, tanti registi hanno si sono cimentati nell'impresa, senza raggiungere i risultati sperati. Ang Lee predilige il raccontare il rapporto tra gli esseri umani e questo è evidente nei suoi principali capolavori quali Pushing Hands,Il banchetto di nozze e Mangiare bere uomo donna, I segreti di Brokeback Mountain e La tigre e il dragone. Tuttavia, in questo film, il naufragio ha isolato tutti gli uomini da Pi, lasciandolo soltanto in compagnia della natura tanto spaventosa quanto rispettabile degli animali.

Questa volta Ang Lee tocca un argomento "sconosciuto" mai trattato nelle sue esperienze passate e privo quindi di possibilità di confronto. Alla risposta dei dubbi del pubblico, Ang Lee si è così spiegato:

"Solo i lavori mai fatti sono i più interessanti. Ad esempio, nei rapporti coniugali, devi essere sincero, invece nel fare i film non c'è bisogno, più sconociute sono le cose, più divertenti e eccitanti saranno i lavori...Sono da ben venti anni che giro film. Sulla base dei successi che ho ottenuto, anche se giro un film mediocre, fra dieci anni, ci saranno ancora persone che mi cercheranno per fare un film. In un certo senso temo che un giorno troverò noioso occuparmi dei film, come se non saranno più sfide nè passione, perseveranza e coraggio."

Nel film, ogni artiglio della tigre è affilato come un coltello che rappresenta la minaccia della morte. In modo da mantenere una certa distanza dalla tigre, Pi crea una piccola zattera con del legno, giubbotti di salvataggio e salvagenti legandola poi alla scialuppa di salvataggio attraverso delle corde. Inizialmente il giovane protagonista pensa ad ogni modo possibile di uccidere la tigre, in seguito, rendendosi conto di non avere altra scelta, decide invece di dividere acqua e cibo con essa: questo diventa l'unico metodo che Pi utilizza per addomesticare la tigre. Per il regista, questo rappresenta anche il viaggio cinematografico più avventuroso della sua vita. Il ragazzo, l'animale e il mare, i tre argomenti più difficili da girare nel mondo cinematografico, come se non bastasse in versione 3D.

"La preoccupazione e l'ansia si sono manifestate, ci fanno stare in guardia. Come nel film stesso, Pi che trascorre quel periodo in mare assieme con la tigre e si rende conto che senza essa egli non riesce a sopravvivere. E' come se la sua paura avesse risvegliato la sua essenza. Quindi questo atteggiamento e coscienza di rimanere sempre attenti è una condizione migliore perla sopravvivenza, l'esplorazione e lo studio. Tutti abbiamo bisogno di un po' di incentivi, io stesso, altrimenti temo che diventeremo pian piano pigri, banali e arretrati a livello inimmaginabile."

Dopo Avatar di James Cameron, lo sviluppo della tecnologia 3D è diventato la maggiore tendenza nell'ambito della produzione cinematografica, gradualmente molti sono stati i film trasformati dal 2D al 3D per attrarre un gran numero di spettatori. Tra le regie, ci sono i maestri come Cameron che si è sempre impegnato nella promozione della tecnica del 3D, ma anche i registi del calibro di Christopher Nolan. Secondo Ang Lee, senza dubbio l'atteggiamento dei grandi registi nei confronti del 3D influenza più o meno lo sviluppo di questa tecnica che rappresenta la principale tendenza per il futuro. Oggi, gli spettatori hanno più scelte per divertirsi con il cinema, e le nuove tecnologie, 3D in primis, ne sono la testimonianza. Ang Lee, tuttavia, ribadisce che la tecnologia funziona solo per dare maggiore risonanza alle passioni: i film raccolgono elementi o trame ripetuti sullo schermo, la nuova tecnologia serve per attirare più spettatori al cinema. Possiamo dire che il debutto del film di Ang Lee nella sua versione 3D ha realizzato il suo obiettivo di fondere tecnica a passione.

Nella sua biografia, Ang Lee ha scritto: la paura mi ha sempre dato la spinta per cercare a migliorarmi perchè non esisite un sentimento più forte della paura per me. Grazie ad essa, Pi impara a sopravvivere, a farsi una canna da pesca, a ripartire l'acqua dolce e a lottare contro i pescecani nelle tempeste, mentre Ang Lee, inizia il suo viaggio nell'incertezza. Egli ha detto che prova una certa attrazione verso cose che non sa in che modo svolgere. Il motivo di girare questo film nasce dalla sua curiosità verso un credo e anche da un'aspirazione nel voler percepire il sentimento di dolore che, secondo Ang Lee, favorisce il suo mondo spirituale.

Nel romanzo il protagonista Pi è una figura molto coraggiosa, Ang Lee ha speso ben sei mesi per trovare un ragazzo ideale tra oltre tre mila giovani intervistati e alla fine ha scelto Suraj Sharma, un ragazzo con un'espressione un po' ingenua. 

Nel dizionario della vita di Ang Lee, il cosidetto genio non è quello che è bravo nella messa in scena e riesce a far ridere gli aspettatori, bensì è quell'attore che si dedica pienamente ad un mondo virtuale creato dall'immaginazione e si concentra in questo al cento per cento.  

Nel film, tutto è illusione, l'Oceano Pacifico è solo una grande vasca installata nell'aeroporto vecchio di Taipei, i pesci volanti che volano nel cielo non esistono, l'oceano scintillante, la balena che balza sulla supercifie del mare, la tigre bangladese, nulla di tutto ciò esiste, tutto è stato aggiunto nella postproduzione. Che cosa significa? Significa che Suraj Sharma deve immaginare tutte le scene non vivendole realmente. Di fronte a lui tutto è vuoto. In questo ambito, è l'ingenunita che stimola questo ragazzo a credere in una dimensione immaginaria, una capacità secondo Ang Lee in grado di superare le difficoltà nell'interpretare la figura Pi.

 Nello studio, per accrescere le passioni di "Pi", Ang Lee ha personalmente interpretato la tigre per aiutare l'autore ad entrare più facilmente nel mondo virtuale. L'"Oceano Pacifico", un mondo costruito solo dall'immaginazione, inizia a sorgere la solida base di una fede comune in ognuno di loro. Ang Lee crede con tutto se stesso nella forza dell'ingenuità.

"Suraj Sharma non ci esaspera. Un ragazzo come lui, adolescente, può essere birichino, fragile e può adagiarsi alle cure dagli altri invece di assumersi responsabilità così pesanti. Quindi vista la sua volontà di assumersi un incarico così importanti, è veramente prezioso sfruttare al massimo il suo spirito, in grado di influenzare la registrazione del film. A dire la verità, questo lavoro, per noi che lo facciamo da tanti anni, ci fa sentire alle volte affatticati e con meno entusiasmo, tuttavia, una volta terminato e visto, lo osserviamo con nuove passioni, assistendo così, ogni volta, alla nascita di un Pi. Infatti ognuno ha un Pi nel suo cuore da cui dipende e con cui vive. Alla fine, il nostro giovane attore è diventato il nostro leader spirituale." 

Via via, Pi impara ad ammaestrare la tigre, mentre le difficoltà incontrate da Pi e la tigre sono le stesse incontrate dal regista e i suoi collaboratori nel realizzare l'opera sul grande schermo. Ha cercato di utilizzare la tecnica del 3D per rappresentare questo tema, accrescendo il costo a 50 millioni di dollari americani. Agli occhi degli investitori, la tematica influenza in particolar modo l'aspetto commerciale piuttosto che gli interessi del pubblico. Dopo un anno e sei mesi, Ang Lee è riuscito a ottenere i fondi previsti e a terminare le riprese, a cui sono seguiti altri 18 mesi di postproduzione, insomma, un processo sofferto. Alle volte gli era balenata l'idea di rinunciare all'impresa ma, ogni giorno, svegliandosi, sentiva di nuovo il desiderio di continuare a portare avanti il suo lavoro.

Il divincolarsi di Pi rappresenta in un certo qual modo anche la condizione nel cuore di Ang Lee; con la disperazione come sentimento familiare nella vita del regista all'inizio della sua carriera. Da giovane, partì da Taiwan alla volta degli Usa con l'unica speranza di fare l'attore, una professione che non veniva incoraggiata nella cultura asiatica del secolo scorso. Dopo essersi laureato in cinema, nell'arco di sei anni, rimase disoccupato occupandosi semplicemente degli affari di casa. In questo periodo una certa vena di idealismo iniziale comincia, dopo 3 o 4 anni senza alcun cambiamento, a mutare. Alle volte si occupava di girare dei film per gli altri, di custodire gli impianti e di dare una mano per il montaggio...tuttavia non eccelleva in questi campi. Ciononostante non aveva altra scelta se non svolgere lavori di fatica. Egli ricorda che a quel tempo l'unica cosa che riusciva ad aiutarlo a lottare contro la disperazione era la fantasia e l'aspettativa per i film. Nonostante oggi sia un celebre maestro del cinema, oggi, nella sua ottica, tranne per i successi conseguiti, egli valuta ancora se stesso come una persona inutile.

"In breve, sono inutile. Non sono capace di utilizzare il computer nè la carta di credito, tutte queste cose nella vita quotidiana non sono facili per me. Non è perchè ora sono un grande regista lascio queste cose da parte, no, sin da giovane, assumevo questo comportamento quasi incurante. Mi sembra di vivere sempre in uno spazio che è diverso da quello in cui vivono gli altri. Mi trovo sempre ad una certa distanza da questo mondo, mi resta difficile concentrarmi sulle cose, sebbene non sia stupido, non riesco a concentrarmi sulle cose che agli interessano....non sono bravo in questo. " 

Egli ha spiegato che lui stesso ha tante affinità con Pi, entrambi hanno vissuto nella sofferenza e vogliono divincolarsi. Quando Pi era piccolo, ha una volta tentato di dare da mangiare alla tigre in gabbia per costruire con essa un legame; il padre per punirlo gli ha fatto vedere come una tigre in gabbia, non nutrita per tre giorni, è in grado di mangiarsi una capra intera. In questo modo abbastanza crudo, suo padre fa sapere a Pi che assolutamente non si deve nutrire alcuna speranza nella realtà, il legame tra animale ed uomo è solo un'illusione. Nella vita reale anche Ang Lee veniva istruito in questo modo, il cinema è solo una professione dipendente dall'illusione. Questo approccio è illustrato anche dall'atteggiamento del padre de regista che, nonostante il figlio avesse vinto l'Orso d'oro a Berlino, cercò tuttavia di fargli cambiare professione.

"Il padre nel film ha insegnato a suo figlio i metodi della sussistenza, bisogna dire no all'illusione; il padre è un ateo, non crede che gli animali possiedano un'anima e pensa che non mantenendo una distanza da essi, si rischierebbe continuamente la vita. Grazie a queste parole, Pi riesce finalmente a sopravvivere in mare. Credo che mio padre assomigli più o meno al padre del protagonista nel film. Sia padre che figlio sono uomini quindi, vivendo insieme, c'è un antagonismo tra la virilità che produce in un certo senso una forma di energia e una svolta drammatica."  

Si dice che "There are a thousand Hamlets in a thousand people's eyes" e quando gli spettatori guardano la Vita di Pi, ognuno trae le proprie impressioni al riguardo. In questo film, il regista ha dato luce alla propria percezione, ossia la crescita di un ragazzo.

"La crescita di un ragazzo, da ragazzo ad uomo si deve affrontare passando per diversi gradi. Certamente la lotta tra Pi e tigre è molto interessante da vedere, ma voglio dire che in realtà al centro di tutto sono l'energia e la sopravvivenza presentati che si collegano alla crescita del ragazzo."

"In questo film voglio trasmettere un sentimento. Penso che nel processo di crescita ci sia il dolore, derivante dalla perdita della purezza. Quando si è piccoli si viene tutelati, lontano dal mondo esterno, come in questo film a casa e nello zoo di famiglia di Pi, in cui gli ambienti sono puri e semplici, mentre una volta nel mare, non c'è più lo zoo, lo zoo è sostituito da un mondo selvaggio, un mondo astratto dal punto di vista spirituale, ma selvatico a livello materiale."

Sembra che i principali film di Ang Lee parlino proprio della purezza. Secondo il regista, la nostalgia per la purezza è un sentimento che non deve essere perso.

"Mi pare che questo fattore sia cresciuto nella profondità del cuore. L'amicizia vera e pura che tanto si apprezza deve essere conservata nel cuore. Nonostante le difficili condizioni in cui ci si trovi, è importante mantenere un cuore puro. Penso che in un certo senso, questa sorta di genuinità sia è la cosa più importante nella mia vita e sotto questo aspetto non sono mai cresciuto."

Nella sua biografia, Ang Lee ha scritto: sono capace di girare un film ma non riesco a controllare la realtà. Nel mondo reale, sono per sempre un escluso. Cresciuto nell'ambiente della cultura orientale mi sono abituato a mantenere una certa armonia mentre, a contatto con l'arte occidentale, è nati in me contrasto, lotta e fantasia.  

Egli ha spiegato che ognuno ha la propria tigre e il proprio dragone nascosti in un angolo del cuore che rappresentano i nostri desideri e le nostre paure. Talvolta non siamo capaci di esprimerli e controllarli ed essi ci portano verso preoccupazioni ed ansie. Tuttavia, è proprio grazie a loro che lo spirito resta attivo, esaltando tutta la nostra vitalità.

 

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